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L
54.pipistrello (vedi lume): L'ostacolo può diventare informazione

quidf: lume054-Al tramonto, nella grotta, il buio sembra cancellare ogni direzione; eppure i chirotteri escono senza paura: non hanno bisogno di vedere lontano. Emettono un suono, ascoltano ciò che ritorna e, istante dopo istante, correggono il volo. Così incontrano le zanzare, proprio là dove l'occhio umano vede soltanto oscurità. Seba osserva quel volo e pensa a chi, attraversando la propria notte, cerca una via senza possedere ancora una mappa. Forse anche allora non occorre vedere tutto: può bastare ascoltare il ritorno di ciò che si è mandato nel mondo. Un passo, una parola, una domanda; poi la risposta dell'ambiente; non ogni eco è un ostacolo: alcune indicano una parete, altre aprono un passaggio. E quando la rotta cambia, il pipistrello non considera fallito il volo: semplicemente ascolta di nuovo. Nella grotta non combatte il buio e non aspetta che scompaia, ma lo abita, lo ascolta e vi trova una forma diversa di orientamento. Forse anche una crisi può essere attraversata così: non chiedendo subito dove porta, ma ascoltando ciò che ritorna. La direzione non deve essere conosciuta tutta insieme. Può nascere da una successione di piccoli ascolti. E quando il suono incontra finalmente lo spazio aperto, il volo continua: come un viaggio di mille miglia comincia con un piccolo passo, così una piccola fonte nel deserto diventa un segno di speranza.

quidp: lume054-Il pipistrello insegna un orientamento diverso dalla vista: attraverso l'ecolocalizzazione, emette segnali e interpreta gli echi che ritornano, modificando continuamente la propria traiettoria, non costruisce una mappa completa prima di partire: riceve informazioni, corregge il volo e continua. Un ostacolo non è sempre qualcosa da eliminare, può essere un'informazione sullo spazio che stiamo attraversando. Culture diverse hanno elaborato modi differenti di attraversare l'incertezza, la crisi e il passaggio: le tradizioni Bwiti del Gabon hanno custodito per generazioni forme di attraversamento con musica, danza comunità, memoria degli antenati e rito, per accompagnare esperienze di trasformazione individuale e comunitaria. Il pipistrello diventa allora immagine del forestiero, che entra nel buio della grotta senza pretendere di possederla, e poiché non conosce ancora il luogo, deve ascoltare ciò che ritorna: una parola, un gesto, una risposta, un ostacolo, lasciando che l'incontro modifichi la sua rotta, poi ancora ascolto. La crisi può essere attraversata anche così: non chiedendo immediatamente quale sia il significato definitivo di ciò che accade, ma raccogliendo abbastanza segnali per compiere il passo successivo. Come il pipistrello ascolta la grotta, così la cura può cominciare dall'imparare a riconoscere ciò che ritorna: una danza intensa o un ritmo, in presenza o meno, può diventare un'eco che insegna dove siamo.

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