amore26-lume336-Ricordi e rievocazione. Il Giuggiolo (Ziziphus jujuba), chiamato in Cina zao 枣, o dattero cinese, è un albero antico e resistente, capace di vivere in terre difficili grazie alle sue radici profonde. Sopporta la siccità e protegge con i suoi rami spinosi; i frutti, inizialmente aspri e croccanti, con la maturazione diventano dolci, scuri e rugosi. Questa trasformazione ha fatto del Giuggiolo un'immagine di resistenza, continuità e custodia. I frutti, conservati o essiccati, evocano la memoria dell'estate oltre il trascorrere del tempo. Nelle tradizioni antiche l'albero compare anche presso luoghi sacri ed è associato alla protezione e alla memoria: le spine richiamano il confine che preserva ciò che è fragile; nella tradizione cristiana, il legame simbolico con arbusti spinosi come la marruca (Paliurus spina-christi) ha contribuito alla sua risonanza con la corona di spine: la sofferenza che custodisce una trasformazione. Nelle medicine tradizionali il Giuggiolo è stato impiegato per il nutrimento e la cura, attraverso frutti, semi e infusi, mentre Omero, nella sua Odissea, ricorda il brodo di giuggiole dei Lotofagi: frutti fermentati che offrono un oblio dolce e seducente, capace di sospendere nostalgia e dolore. Anche il ricordo può agire così: conservare qualcosa perché possa tornare a nutrire. Questa carta dell'Amore incontra dunque il Giuggiolo nel punto in cui memoria e maturazione si toccano: l'amore non è solo l'incontro improvviso, ma anche la dolcezza che il tempo permette di riconoscere. La dolcezza nasce da un processo di maturazione.
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