
quidf: lume087-Ai piedi delle montagne d'Abruzzo, Seba si smarrì nel bosco quando era ancora dodicenne, e credeva che ogni animale incontrato nascondesse un segreto. Davanti a lui comparve un lungo serpente nero e lucente, dalla testa ovale e dalle pupille rotonde. Non aver paura, disse il Biacco, se sibilo è perché desidero esser lasciato in pace. Sono innocuo per l'uomo, anche se posso mordere quando mi difendo, caccio topi che divorano i raccolti e tengo lontane le vipere; d'inverno riposo tra radici, anfratti e vecchie tane di roditori. Seba esitò, poi lo seguì. Poco più avanti incontrò il serpente Cervone, che custodiva il suo rifugio: tutti mi credono feroce, ma proteggo solo ciò che mi è affidato, le mie uova; sono il più grande colubride italiano, giallo-bruno, attraversato da strisce scure, nuoto, mi arrampico e libero campi e granai da roditori e altri piccoli animali. Dal sottobosco apparve la Coronella austriaca, timida e discreta, capace di catturare piccoli roditori, lucertole e orbettini. Poco distante, presso l'acqua, una Natrice dal collare osservava in silenzio: si nutriva di anfibi e, quando veniva minacciata, fingeva di esser morta. Su un ramo comparve poi il Saettone di Esculapio, verde-oliva e slanciato: gli antichi videro nella mia muta un'immagine di guarigione, per questo divenni compagno di Asclepio e mi avvolsi al caduceo, simbolo della medicina. Vivo nei boschi, nelle radure e presso i muretti a secco; mi arrampico con facilità e catturo le prede per costrizione. Se non sono disturbato, non cerco lo scontro. Infine, dal bosco uscì una donna avvolta in un mantello verde, con un serpente sulle spalle: sono Angizia, dea dei Marsi, legata alle erbe medicinali e alla protezione dai morsi. Ogni creatura ha un compito, disse la dama, il coraggio non consiste nell'uccidere ciò che temi, ma nel conoscere ciò che non conosci: la paura nasce dall'ignoranza; il rispetto dalla conoscenza. Con un gesto mostrò a Seba campi invasi dai topi, raccolti distrutti e boschi impoveriti: se i serpenti scomparissero, anche ciò che gli umani chiamano equilibrio comincerebbe a spezzarsi. Da quel giorno, Seba imparò a guardare i serpenti con altri occhi, senza bisogno di desiderare di distruggerli, e nel giorno di San Domenico visitò la Festa dei Serpari di Cocullo, dove biacchi, cervoni e saettoni accompagnano la statua del santo e l'invisibile presenza di Angizia, che così oracola: non uccidere ciò che non comprendi, guarda la tua paura negli occhi, forse custodisce una funzione che ancora non conosci.
quidp: lume087-Un serpente di fumo si alza, mentre dona Maria soffia lentamente sulla brace. Nei sogni, le fiere rappresentano spesso le forze istintive che la coscienza fatica ad accogliere: paura, desiderio, rabbia, sessualità, aggressività, passioni che sembrano incompatibili con le regole della vita civile; ma la fiera deve essere conosciuta. Il lupo appare a Odino e Ares, l'orso ad Artemide, tigre e toro a Devi e Shiva, il serpente a Vishnu, Angizia e altre figure di tutti i popoli. In tutti questi racconti e sogni ritorna la domanda: come abitare la propria forza senza esserne dominati? È la fatica di Eracle davanti al leone di Nemea: entrare nella tana, incontrare la creatura e sostenerne lo sguardo. Solo dopo averla conosciuta la passione può essere integrata, invece di essere repressa fino a trasformarsi in ombra. Le fiere possono prestare il loro volto alle paure e agli istinti che Dante collega ai vizi capitali. Anche l'accidia può essere letta come paura di esporsi, di vivere pienamente, di entrare nella relazione. Il sognatore che incontra una fiera sente spesso che qualcosa sta cambiando: una parte della vita non è più completamente controllabile, e la coscienza deve imparare a contenerla senza soffocarla. Il lume dice: guarda le tue passioni negli occhi e imparerai a governarle, bellezza e follia vanno spesso in compagnia.
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