
Parole-chiave: festa, guerra, danza, maschere, capoeira, corpo, creatività, bellezza, relazione, autorità, desiderio incompiuto, salone
Sogno: Il 23 ottobre, dopo un primo sogno in cui comparivano mio fratello e altre persone, sogno una villa rustica. All'esterno circolano notizie di guerra, di Halloween e di possibili sconfitte strategiche nel conflitto tra Russia e Regno Unito. All'interno, invece, si prepara una festa improvvisata, con danze, maschere e un salone. Le strutture sono semplici e provvisorie, ma rivestite con magnifiche tovaglie o tappeti indiani o persiani, che conferiscono all'ambiente una bellezza particolare, quasi cerimoniale. A un certo punto, le persone, elegantemente vestite e mascherate, cercano di entrare nel salone, vedo però uscire un prete, che si ferma all'ingresso e parla alle persone. La sua presenza suscita la mia curiosità: mi domando quale ruolo abbia in una festa che sembra nascere spontaneamente dal desiderio delle persone di incontrarsi e celebrare. Mi trovo vicino a una collega più anziana che pratica danza classica. Al risveglio mi vengono in mente due mie allieve, amiche tra loro. Una pratica karate, l'altra danza classica. Entrambe lavorano molto con le gambe e mostrano le proprie capacità. Alla mia domanda su quale stile potrebbe nascere dalla loro collaborazione, rispondono: la capoeira! Queste immagini risvegliano il ricordo del mio interesse adolescenziale per le arti marziali danzate, che avrei scoperto in Brasile anni dopo, e del piacere infantile di mascherarmi da Zorro. Mi domando se la danza possa essere una forma di erotismo corporeo, capace di suscitare attrazione, emozione, estasi o esperienze trasformative negli spettatori. Mi interrogo anche sul valore del movimento per chi danza, indipendentemente dall'età e dalla ricerca di una prestazione professionale. Ricordo poi una collega che ha iniziato a praticare danza intorno ai cinquant'anni per realizzare un desiderio coltivato fin dall'adolescenza. Da queste associazioni nasce una domanda più ampia: una società sana dovrebbe favorire la festa, la danza, il gioco corporeo e la creatività condivisa come alternative alla violenza e alla divisione? Torno mentalmente ai palchi della villa e al mio gesto di sollevare i tessuti per scoprire come fossero costruiti. La scoperta delle semplici pedane di legno mi suscita stupore: con mezzi modesti, attraverso l'immaginazione e la cura, è possibile creare spazi di bellezza, intimità e celebrazione. Il sogno e le associazioni successive mi portano così a formulare un'ipotesi: la ricerca della festa, del piacere corporeo e dell'incontro potrebbe rappresentare un antidoto culturale alla guerra. Fine del sogno.
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