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ragno Ritessere una trama che si è rotta (49) 49-Nelle tradizion lingua slavonico | foto insetti | audiolibro | fauna_ragno-malmignatta_aracnidi.mp4 | fauna_scorpione_it_come-vespa.mp4 | ragnatele_per-curarsi.mp4 |musica ayami2021.m4a
panpiceni Pan danza il cuore selvatico (149) 49-Fauno e Dioniso lingua arabindi | foto eurafrica | audiolibro | popoli_italici_plantago-lancia.mp4 | popoli_contadini-valnerina.mp4 | africa_comparata.mp4 |musica 9-Panpipe02.mp3
sposablu La Sposa Celeste apre la soglia (167) 67-La figura della lingua alchemico | foto agrobuti | audiolibro | arpa-mbeng-ntam.mp4 | musical_promessi-sposi.mp4 | |musica 02-parlami-damore-mariu.mp3
49:lume049-Nelle tradizioni Pueblo, Donna Ragno è una figura ancestrale che insegna a tessere e accompagna i popoli verso la vita; il filo diventa così immagine di relazione, nascita e continuità. Nelle tradizioni Hopi compaiono diverse figure della Donna Ragno, chiamate Keresan, legate alla creazione, alla protezione e alla trasmissione della conoscenza. Il suo filo non è soltanto una trappola, ma anche una via che connette. Nella tradizione greca invece, Aracne diventa ragno dopo aver sfidato Atena nella tessitura: la trasformazione conserva proprio ciò che la caratterizzava, ma ne modifica la forma. Fra queste immagini emerge una possibilità comune: la trama non è qualcosa che troviamo già fatta; è qualcosa che continuiamo a tessere mentre attraversiamo la trasformazione.| Arachne è una tessitrice abile che sfida Atena; la dea, offesa dall'arroganza dei mortali, distrugge la sua opera e trasforma Arachne in ragno, simbolo di tessitura del destino e del cosmos, collegamento fra mondi. Arachne, divinità-tessitrice, compare anche nei miti indigeni (Anasazi ragno-trickster, Jorōgumo donna-ragno seduttrice del Giappone, Nonna-ragno dei Cherokee/Navajo) dove rimangono tessitura, inganno, creazione, prova/metamorfosi, ma non sempre la metamorfosi in aracnide è punizione/trasmutazione. La donna-ragno nelle tradizioni Pueblo è Tse-che-nako, mediatrice, tessitrice del mondo e levatrice (midwife) cosmica, crea o istruisce gli esseri umani, insegna a tessere e coltivare, e conduce i Popoli attraverso il sipapuni, piccolo foro nel pavimento del tempio, buco di nascita dal quale gli antenati e i primi popoli emersero al mondo. Il |tarantismo del sud Italia e Mediterraneo, cura il morso di un insetto velenoso che costringe alla danza frenetica, e solo dopo tanto sudore si ottiene la grazia: il morso della tarantola reca convulsioni, isteria o frenesia, e la cura è la musica e la danza (tarantella) fino all'esaurimento, momento in cui la tarantata (o tarantato), si considera guarita. Il ballo di San Vito o le danze macabre erano diffuse in tutta Europa nell'epoca del fine impero: interi gruppi ballavano compulsivamente per giorni, per adorcire o esorcizzare collettivamente l'espiazione delle colpe. Il Ragno è predatore e tessitore: corre sull'acqua, caccia insetti, tuffa e si nasconde. Le sue reti sono labirinti di fili intrecciati che catturano prede e paure, mentre la sua puntura può scatenare crisi, isteria o trasformazione. La tela del ragno rappresenta il destino tessuto dal filo della vita, il percorso psicologico nel labirinto interiore, dove le paure bussano ma il coraggio apre la porta al vuoto e alla grazia. Il ragno insegna la pazienza di capire il collegamento tra mondo materiale e simbolico, intrecci culturali e mutamenti climatici (bucato steso = bel tempo, sul camino = tempesta).# |RAGNO predatore, corre sopra l'acqua, sente di cacciare, tuffa d'immersione, 2 Licose ragni, rincorrono + insetti, Ragno nero in bolla, ora sullo stagno, dentro conchiglia, galleggia guadagno. veder Ragno |Licosa, fa tornare infanzia, sole odor di fiori, assieme + proverbi, Tarantola che morde, con crisi isteria, una donna o uomo, una musica ci avvia, per vittima curare, sua vita modulare, tessere 1 percorso, nel labirinto cuore, psiche sua emotiva, rilascia le paure, veleno sofferenze, a grazia conduce: paura bussa a porta, coraggio va ad aprire, non vede nessuno. Ragno-a-croce tesse, tela ogni 2 giorni, inizia da cornice, irradia fil da centro, collega a spirale, mette fil segnale, avviso quando a rete, impiglia 1 animale, vibra e lui capisce, 1 calabro o stelo, precipita su insetto, l'uccide con morso, inocula un veleno, digerisce prede, avvolge nella tela, succhia sen rimorso. Ragno fa bucato, bel tempo assicurato, se sale sul camino, clima perturbato, Settembre giovan ragni, varie specie date, arrampican su piante, muri e staccionate. |Ragno-crociato, ARANEUS diadematus, passa tempo a centro tela, 1 web di connessioni, ripara ogni volta, dimora e campo caccia, 1 preda a volta; se disturbato fugge, piuttosto che reagir, suo morso negli umani, è leggero pizzicore, mentre latrodectus, tredecimguttatus ragno, è detto Malmignatta, Tarantula tanto altro: ragno di Volterra, sArgia vedova Karakurt, Kapakypt in steppe russe, tela resistente, capace a sostenere, anche piccin pietre, a settembre ottobre, femmina ha + oteche: è 1 sacca ragnatela, che uova contiene, 1 addome lucente, con punti rosso scuro, a fin ottobre avran, femmine colore nero, meno attive e + deboli, ultimo ciclo vedo; avvolgon loro uovo, in bozzolo di filo, la femmina lo porta, spasso fuori nido, emetton filamenti, lucenti e sottili, volano col vento, su piante e altri lidi. |Mignatta muta colore, a fine di Ottobre, in aree dove il grano, a mano si coglieva, potevi esser morso, da Maggio a Luglio, allor balli la Polka, o Saltarello umbro, specie nell'area costiera del Lazio, dove la malmignatta causava agitazione, melanconia e convulsioni, e il suo morso veniva curato con musica e danza. |Vedova-nera americana, Latrodectu mactans, può dare la morte, nei deserti messicani, |Keresan spider woman, dà e prende vita, molte donne-ragno, tra |Hopi di Arizona: donne giù dal cielo, legate a filo ragno, a ogni fine civiltà, divoran mondo umano, donna turchese unisce, tutte le coscienze, aiuta i figli Hopi, durante le emergenze. Se scende dal cielo, dal buco Sipapuni, sopra filo seta, a salvare sue creature, quando + |Scorpioni, van fuori loro crepe, segnano che pioggia, presto puo cadere. Chi vede ragno, può aver crisi isteria, tela è labirinto, al rilascio di paura, etere circuito, che afferra vibrazioni, su suoi biologi ritmi, agisce lux lunare, connessa con caccia, e gli abiti lavare. Ragno stende il bucato, cantono i |Navajo, Donna metamorfosi, di cibo e conoscenze, donna iniziazione, che dona suo potere, scambia sesso età, x ospes trattenere. |Atropa-Aracne, filavano il destino, con fuso e conchiglie, Penelope la tela, prepara a suo marito, fa trame di avventure, legate da empatia, a mezzo di misteri, del vino ed isteria. |Spider-Man (uomo-ragno) narra la storia di Peter, un ragazzo comune che ottiene superpoteri dopo il morso di un ragno. Diventa capace di arrampicarsi, avere forza e percepire il pericolo (il senso di ragno), inizialmente usa i poteri in modo egoistico, la morte dello zio Ben, lo porta a calibrare le sue risposte, così, combatte criminali e balordi cercando di conciliare la sua vita personale con il dovere derivato dal nuovo potere. Da un grande potere derivano grandi responsabilità, Peter non è un eroe perfetto, è un ragazzo che affronta problemi reali (lavoro, amore, solitudine, fallimenti), mentre cerca di fare la cosa giusta. pandioniso_taranta.m4a
lume049-Arachne, tessitrice superba, sfida il cielo e viene mutata in ragno. Ma nella metamorfosi non scompare: cambia il modo di stare nella rete. Il filo collega ciò che era separato, rende visibile l'invisibile e può diventare labirinto quando la paura vi rimane impigliata. Anche il corpo conosce queste soglie: trema, danza, si svuota e talvolta ritrova una grazia inattesa. Nelle antiche danze della crisi, il morso, reale o immaginato, diventa un varco attraverso cui dolore, musica e comunità cercano un nuovo ritmo. Arachne attraversa il proprio labirinto seguendo il filo della memoria: non cerca subito l'uscita, ascolta la vibrazione della tela e lascia che una trama nuova emerga dall'interno. Ogni perdita di forma può diventare una diversa connessione; ogni filo spezzato può chiedere di essere ritessuto. Il ragno non forza la rete: la costruisce ascoltando ciò che la sostiene: Disumba ande mokoko, dicono i bwitisti. Quando una struttura si rompe, quale filo dentro di te può ancora essere seguito?
149:lume149-Fauno e Dioniso appartengono al patrimonio rituale mediterraneo, pastorale e contadino, nel quale natura, fertilità, musica e trance possono entrare in relazione. Pan rappresenta una soglia tra natura selvatica e cultura, dove fertilità e panico convivono come espressioni di una stessa forza vitale. Le danze di Fauno e Maja, riproposte a Bassiano nel Lazio, conservano una memoria di questa soglia tra natura, istinto e comunità. Fauno danza come un Capricorno, l'unicorno addomesticato da Maria Maddalena, che nella lettura junghiana può rappresentare un istinto naturale: se accolto, diventa creatività e mediazione; altrimenti resta conflitto. Crescere significa imparare a dare voce alla propria natura senza distruggere quella degli altri: trasformare l'energia in relazione, la paura in presenza, la festa in responsabilità. Anche nel Tarantismo dell'Italia meridionale, ritmo, musica e movimento diventano strumenti rituali attraverso cui una crisi individuale viene riportata nel gruppo. Barbanera dice: Pioggia a san Giacomo porta molte ghiande; a santa Lucia e Natale il contadino ammazza il maiale. A sant'Antonio abate, 17 gennaio, inizia il carnevale, maschere e serenate; un occhio alla pentola e un altro alla gatta.| Raseno narra la storia di Pan, figlio di Mercurio, descritto come un essere caprino, saggio e allegro, adorato da pastori e contadini per la sua capacità di portare fertilità. Pan è un fauno demiurgo, che suona il flauto e incanta la natura, vivendo in armonia con ninfe e animali: simbolo di libertà e rispetto per la natura, è capace di generare panico se disturbato. Il racconto si intreccia con la figura di Dioniso / Bacco, e Siva Pasupati, vino festa e liberazione. Dioniso è descritto come un dio androgino, che porta frenesia e rinnovamento, e libera le donne da convenzioni, le invita a danzare e celebrar la vita. Musica e danza sono strumenti, di guarigione e connessione, con il divino e la natura. Divinità di boschi e sorgenti, legati a terra e vino, sono forza vitale, che rinnova e trasforma la vita.# Raccontaci Raseno, del figlio di Mercurio, che ha piede caprino, e un dolce sorriso, è ispido e barbuto, precoce di saggezza, allegro indiavolato, padre di ogni ebbrezza. |Ermes o Mercurio, fratello di Ganesha, re magio viaggiatore, pascola sue capre, giunto da Sudzal, a Penelope si unisce, che figlio Pan produce: pastori e contadini, lo adorano con canti, ad aver fertilità, di greggi e di piante, bimbo demiurgo, diletto di Mercurio, preso fra le braccia, gioisce animo puro. Mercurio senza indugi, salì dai re immortali, avvolto avea fanciullo, in pelle Lepre e Tasso, suo figlio presentò, x tutti rallegrare, Dioniso il + lieto, inizia ad acclamare; gli Dei lo chiaman Pan, che tutti incantava, col canto che propizia, nell animo lo amor, con zampogna e launeddas, lui suona ogni sera, flauto che prevede, unire canne e cera. Pan ama + ninfe, pannocchie e cereali, Eco e Saetta, arpa e marranzani, tra le alberate valli, e coste di Crimea, è solito errare, col flauto si masturba, gioia nel danzare. Conialo e Ticone, lo chiamano a Volterra, per zoccoli di capro, che fa vibrare a terra, è Colui che scuote, ogni polvere materia, tramite sua impronta, che in danza si rivela. Pan vecchio-fanciullo, oltre uman saggezza, alterna suoi piedi, pien di leggerezza, Tieni lunga barba, e bastone da passeggia, or Tua faccia rossa, è cielo che rosseggia; rospi rane e ninfe, cantano e fan eco, flauto con tamburo, alternano al silenzio, Signore del suono, natura fà ballare, oh Fauno caprino, coscienza sai sdoppiare: Sei detto Pan Liceo, custode di animali, in India sei chiamato, Shiva Pasupati, grande sciamano, cornuto e saltellante, di piante e animali, medium e garante; Tu insegni rispetto, nel bosco tuo tempio, se sei disturbato, abusato con scempio, intervieni di certo, lanciando un |Pavor, gran panico di urla, terrore e dolor: Tue corna senza fine, dividono 2 a due, natura cellulare, moltiplica creature, androgino tuo grembo, sorgente minerali, flora fauna e umani; una pianta che ti cerca, ti vuol divorare, facendosi da te, divorar per entrare, si inebriano di noi, abitare presso umani. se spirito di |Pan, aleggia nelle piante, Spagyria alchimia, esalta forze attive, Sale Zolfo Mercurio, purifica e congiunge, a quintessenza giunge: calcina in crogiolo, fermenta distillato, riunisce 3 sostanze, in 1 fitocomplesso, nigredo albedo rubedo, con simboli animal, corvo cigno e fenice, serpente alchemical. Acqua dentro frutti, elettrifica i sali, nutre corpo e ossa, con etere piovana, micromagneti rende, in meteorico sciame, unisce cielo e terra. Quan Moire lo concesser, Giove generò, Dio con corna toro, e corona di serpenti, le menadi pertanto, si cingono le chiome, ad imitar la forza, che cura e le rinnova; quan flauto melodioso, mormora di Bacco, scattan le baccanti, muovon piede tacco, col tirso vedi una, percuotere 1 roccia, così ne sgorga fonte, di acqua rugiadosa. |Dioniso è Saturno, profeta itinerante, viene dal deserto, a passo danzante, dopo del tranello, teso dai titani, reca vino in dono, a umani commensali. Dioniso è Siva, vino di ogni Orda, che dinastia ricorda, con forzieri oro, in piramidi di Giza, Cheope la grande, Cristo e Micerino, sorvegliate da sfinge, guardie cherubine. Dioniso dio Shiva, scuote la sua chioma, porta nelle donne, la frenesia rinnova, brandisce scuote ramo, bacchico infuriante, è dio divinatore, se entra delirante: 2 volte nato è, androgino inziale, migra tra i paesi, col ditirambo in mano, con fichi olio latte, miele succo di uva, in essa scorre vino, amor della Natura; nutrito con il miele, da capre in 1 cava, apprende dai suoi boschi, forza della cura, ha origine da mito, il fallo asse del mondo, in utero di grotta, danza e vola in tondo. Donne normali, in famiglie affaccendate, attendono chiamata, stagioni ritornate: Dioniso le scuote, in anime e corpi, si sciolgono vestiti, suonano le trombe, donna che resiste, a Dioniso riunire, ammalata cade, villaggio può soffrire; liberan le donne, da immorali intrighi, la ragion dissolve, e nascon nuovi figli, procession baccanti, traversano città, falli accompagnando, cembali a vibrar, raggiungono selve, fiumi oppure grotte, sotto influssi luna, trance della notte, nel protetto cerchio, sta 1 brocca vino, preparano ogni cosa, x il divino arrivo. Dioniso fuggì, oppressive religioni, in teatro si nascose, tra miti e brocca vino, che veritas protende, e ogni mal disperde; se capro espiatorio, tragedia ha ricamato, dentro al ditirambo, danza il primo fiato, narra dei Titani, dipinti con caolino, smembrano sua fibra, Zagreo agnello primo, con balocchi e incanto, lo mangiano bollito, lascian cuore intatto, da cui lui poi rinasce. Zagreo è agricoltura, Titani mascherati, scortano iniziandi, entrare in altri mondi, fan da psicopompi, tra anime dei morti; se Dioniso è follia, teatro di tragedia, Bacco è primavera, maschere commedia, porta la coscienza, rapita possessione, in estasi di Amore, ci aiuta ricordare, nos intima natura, lingua cosmica diffusa: se Dioniso ci guida, non servono vedette, decade monopolio, di scrivere etichette, forza culturale, sa essere sciamano, dioniso che torna, cura isterismo, Fornisce + modelli, a psiche sentimento, cultur uman rinnova, nel rinascimento. Dioniso bambino, accogli nel tuo grembo, avvertirai urgenza, danzare ditirambo, il mondo divien fiaba, vita prende senso, parli con le piante, ricami loro intento. Bacco suona flauto, a stimolare vita, siringa amata ninfa, lottò contro titani, sua tromba conchiglia, panico scompiglia, miele latte e mosto, Fauno Isoga invita. Pan tu sei attore, fine guaritore, il mondo dei copioni, divori con furore, ogni cosa accade, buia o luminosa, scatena tua risposta, creativa numinosa; ermetico agisci, con messaggi iniziati, rosseggia tua faccia, nel sole tramonto, o con luna bianca, sul petto porti nebris, daino Kayumari: quan suona 7 arie, genera 7 sfere, suoi piedi caprini, batte sulle terre, Dio estasi inizio, ha mille volti, aborigeno egizio, inno Orfeo ricorda. |Fauno dei PICENI, Martin canta incontro, con Pan figlio di Hermes, divinità dei boschi, signore di animali, amante del suono, dei fichi e delle ninfe, che ispira sacre pizie, Forza di natura, che suscita eros sfide. Bonobo di foreste, che veglia sui silenzi, è Pashupati Siva, in Arcadia e Congo, oracola radice, aplu la sua voce, fonte di acque sacre, sirena e delfino. Girando una radura, vede grande Quercia, melodia di uccelli, un amato contrappunto, al flauto Pan che suona, ecco una figura, che spunta dietro al Leccio: danza assai graziosa, 1 metro forse più, era 1 fauno tipo, mento orecchie a punta, zoccoli e cornette, pelle miel trapunta; piccola creatura, mi guarda e si siede, mi disse che viveva, in 1 giardin dorato, Lui abita 1 sfera, ulteriore di esistenza, lavora ad aiutare, la quercia sussistenza: entrai un atmosfera, piano camminando, aria era più densa, formicolii sentivo, nell'arto addormentato, Fauna era al mio fianco, sotto tale stato. Sai chi sono io? mi parla il Grande Pan, sorriso che beffardo, brilla da suoi occhi, Se son vicino a te, non senti repulsione? non vedo la paura, sorgere in tuo cuore: se Panico deriva, timor di mia presenza, demonio di paura, detta fu mia essenza, ebbene eccomi qua, son servo di Natura, Aiuto umanità, sebben la inquini oscura: un tempo mi derise, un atea falsa chiesa, che miei zoccoli e corna, mutarono in offesa, Natura fu peccato, e venne si a oscurare, vita materiale, e gioia di cantare: voci lamentose, aleggiarono sui mari, Pan si disse è morto! iniziano malanni, Fauni con le Ninfe, piangevano scomparsa, con Naiadi e Driadi, divennero una farsa; gli umani poco a volta, emigrano in città, adoran vana gloria, e sfoggio delle idee, Tu divenisti vecchio, tolto da ogni luce, alla fine poi moristi, col Cristo sulla croce: Oh grande Pan! dal tutto fosti niente, deriso e sputacchiato, Tu che sei sorgente, ti aggiunsero lo zolfo, ai fuochi saturnali, tue ninfe furon streghe, e i fauni ciarlatani. Sorto da Arcadia, ridotto a menzogna, da mente umana che, ti nega alla bisogna, in America nativa, riemergi nei convivi, accarezzi la tua barba, riempi cuori vivi. Divino che ogni cosa, riunisci nella vita, in forza delle piante, sprizzi dalle fonti, fai correre la linfa, in alberi di querce, fai germogliare farro, nelle picene terre; rinasci con i cicli, perenni di stagione, nutriente pane e vino, rinascita nazione, Oceano tu attraversi, in direzione inversa, America custode, in Europa ti riversa. Ti chiamano i nativi, grande |Wakan-tanka, Spirito supremo, e anima Tatanka, danzator poeta: Sè Pan e Pan è Me. Intera umanità, nata dal tuo grembo, Tu sei En to Pan, Uno assieme a Tutto, Pan sei penetrante, vulcano primordiale, Lazio di Saturno, ti vide ritornare; Pan oh Dio dei boschi, passeggiami vicino, prestami tuoi occhi, e insegnami tuo fischio, per piogge dare ai campi, far bere tue creature, ninfe fauni ed elfi, fino al Palatino, sul Bosforo Romano, echeggia tuo sospiro, in feste Lupercali, Fauno e Flora mito. |Martin fu guidato, al tempio Terabuti, dopo aver sentito, un canto a Viricota, Daino gli parlava, fluido lui scaldava, al fuoco della sera, sul mare navigava, Martin guarda stelle, e vide analogia, tra i viaggi messicani, e fiabe dei piceni, sogni e sensazioni, comuni di antenati, identiche istruzioni, nei riti funerali: uccidete un gallo, che mi possa guidare, alla morte rassegno, conosco il suo regno, privo di rumore, disturbo o ritegno, lascio e abbandono, ogni terreno impegno; dopo tre giorni, mio corpo sotterrate, il gallo canterà, mio spirito risveglio, poi mi guiderà, al regno di antenati, tutti voi vegliate, arco e arpa suonate, fate nostro ballo, saziate antenati, mangiate e bevete, a ricordo del mio viaggio, alla casa daino fauno. Presso |PICENI, racconti di fate, cavalieri e pastori, frati e mandragore, Umbria e Piceno, labirinti declivi, danze in caverna, sui monti Sibillini; accede al paradiso, monaco eremita, in terra eresia, di primi fraticelli, seguaci di abate, Gioachino da Fiora, che annuncia Spiro Santo, a mezzo sua visione. Come i klysti russi, i bulgari cugini, fratelli e sorelle, del Libero Spirito, con mistico abbandono, autarchia di sufi, Bonifacio papa, combatte loro amori. Frati ordo clisti, riunivano in grotte, Cecco Ascoli il dotto, condannato muore, esclama a Firenze: vivo rido lagrimando, come la fenice, che muor rinasce canto; sotto negro manto, celavan fraticelli, la loro libera luce, e gioia carnale, da Todi |Jacopone, canta con franchezza, che illuminato tiene, candore e laidezza: trova il terzo cielo, ardor de serafino, Jacopon notaio, sposa 1 contessa, quan muore si converte, eremita frate va, sul monte Vettore, ascensione farà. Scomunicato venne, per belle sue laude, oh Donna Paradiso, sibilla con amore, pianto alla Madonna, sua mistica esperienza, consente ogni uomo, innamora vera essenza: lui obbliga divino, manifestar sua gioia, ineffabile giubilo, vibra gioia al cuore, che fa cantar amore, quan riscalda corre, intensità deborda, e difficile nasconde; vergonga e tristezza, scompare se cuore, riempie di giubilo, infiammato di amore, gente lo deride, parol senza misura, calor sente fluire: dolce miel interno, cuore pazzo vivo, conosce cuor ferito, da mistica esperienza, lacerato da fuoco, agogna congiungersi, al suo sposo o amata, fa nozze col cosmo; come Mast e Baul, cantori indiani, ballata amorosa, strofe a rima baciata, in 6 versi settenari, a ritmo concitato: o iubelo del core, che fai cantar amore! quan iubelo scalda, fa omo cantare, la lingua barbaglia, non sa che parlare, quan iubelo acceso, fa omo clamare, stridenno fa gridare, cor senza vergogna, se iubelo ha preso, lo core innamorato, parla smisurato, poichè sente calor, iube dolce gaudio, entri mente e cor; chi non ha costume, ti reputa impazzito, vede esvalianza, come omo desvanito, dentro cor ferito, non sente da fora, è arduo soffrente, che non fa clamora. Dopo inquisizione, altre ne fanno, fino a rogo Sacconi, fraticelli in pianto, implacabile guerra, accusa riti grotte, slavi cristiani, usanze mai morte: su lago di Pilato, alleluia alla Dama, dove si assopisce, grano di mandragola, fa cader un elfa, in bevanda fatata, agevola il rito, cantare la ballata. Grotte in montagna, Santuari negromanti, accanirono messi, sui pellegrini lago, in svizzere alpi, Pilato in copta chiesa, venne fatto santo, in grotta interrato, scompare suo corpo, reliquia pellegrina, sul lago di Pilato, Sibilla apre confini, caverna del Vettore, dove aruspe frate, entra in contatto, con Dama delle piante, simile ai toltechi, del mondo americano. Sibilla celeste, sposa il fraticello, gli dona insegnamento, Dama del tempo, eccesso piacere, o estremo dolore, sui monti Sibillini, tantrico amore, Aglio o serpente, in sublimazione, eros festante, in estasi Picena. Fate in stoffe verdi, amano balletti, vesti fino a terra, lunghe acconciature, ogni piceno dice: siete belle siete fate, ma vi scricchiano piedi, come alle capre; sapevano i pastori, conoscer donne-fata, in cambio del silenzio, ricevono + doni, agresti favori, e celesti annunciazioni, se segreto infranto, perdono ricchezze, con vortice vento, frutti fuor stagione: vivono alte grotte, scendono a ballare, con zoccoli caprini, come fauno Pan, loro piedi adatti, aiutan saltarelli, come in Romania, rituali le fan belle: buonasera matraguna, madre a terra mare, Tu sei regina cielo, e mandi le tempeste, regina di fiori, e radici di feste, ginocchia inchino a terra, ti prego e ti invoco, concedimi coscienza. panliceo_mercurio-piceno.m4a
lume149-Il giovane Seba una volta sostò ai margini di un bosco, dove un vecchio pastore intagliava canne per costruire un flauto. Ascolta, disse il vecchio, questa è la voce di Pan, figlio di Mercurio, il fauno dai piedi caprini che conosce il linguaggio degli alberi e suona il flauto che incanta gli uccelli. Tra querce e sorgenti apparve un cervo che, con corna leggere e sorriso antico, sembrò dire: gli uomini mi chiamano Pan, proteggo greggi, boschi e fonti; quando rispettano la natura porto fertilità, ma quando la feriscono nasce il panico, perché ogni bosco violato grida attraverso chi lo abita. Dal flauto giunsero ninfe, capre e cervi. Il ritmo cambiò e sembrò trasformarsi nel passo di Dioniso. Donne e uomini entrarono nella danza, lasciando cadere paure e rancori. La festa, spiegò ancora il vecchio, non serve a fuggire il mondo, ma a ricordare che la vita rinasce quando corpo, musica e terra tornano in armonia. Seba comprese che Pan può essere chiamato Fauno, e che altre tradizioni riconoscono figure affini della natura pastorale: cambiano i nomi ma resta il soffio che attraversa alberi, animali e uomini. Forse il selvatico non chiede di essere domato, ma ascoltato, riconosciuto e trasformato in relazione. Il vento raccolse la melodia del flauto e la disperse tra le foglie, come se tutta la foresta respirasse insieme.
167:lume167-La figura della Sposa Celeste ricorre in forme diverse come immagine di una guida dell'anima, una conoscenza che arriva attraverso la relazione. Egeria, nella tradizione romana, è consigliera di Numa Pompilio e voce ispiratrice di un ordine sacro. Nel Cantico dei Cantici, la Sapienza può essere avvicinata attraverso il linguaggio dell'amore e dell'unione. Nell'Odissea, Circe, Nausicaa e Penelope accompagnano momenti differenti del viaggio di Ulisse: trasformazione, accoglienza, ritorno. Nella tradizione persiana, la Daênâ appare all'anima come figura che riflette la qualità dei pensieri, delle parole e delle azioni coltivate durante la vita. Beatrice, nella Commedia, accompagna Dante oltre il limite di ciò che la sola ragione può vedere. La risonanza di queste figure è nella funzione simbolica di guidare, purificare, ispirare e condurre l'essere umano verso una più profonda conoscenza di sé e una relazione più intima con il divino. La memoria del mondo conserva così una figura ricorrente: Egeria, Sophia, Nausica, Daênâ, Ayami, Beatrice, Miriam, Fatima; qualcuno o qualcosa viene incontro al viandante e gli offre un sapere che non può essere solo posseduto. La Sposa Celeste è guida, ma anche prova, accoglie e insieme domanda trasformazione. Il suo insegnamento non è: diventa capace di entrare in relazione con ciò che ancora non conosci.| Raseno esplora il tema della Sposa Celeste, archetipo spirituale e guida dell’anima, presente in diverse culture e tradizioni. Inizia con Numa Pompilio, che, secondo Tito Livio, riceve oracoli notturni dalla dea Egeria, divenuta sua sposa mistica. Ella lo ispira a fondare riti sacri e consacrare boschi e acque come luoghi di comunicazione col divino. Salomone, re sapiente, canta la sua unione mistica con la Sapienza nel Cantico dei Cantici, esprimendo l’amore divino attraverso immagini sensoriali: giardino chiuso, fontane, aromi e vino. La Sposa è fonte di conoscenza e bellezza spirituale. Nell'Odissea, Ulisse incontra tre volti della Sposa Celeste: Circe, Nausicaa e Penelope. Circe è la maga lunare, che lo trasforma e inizia; Nausicaa è la fanciulla divina che lo accoglie e lo veste di nuova luce; Penelope è la teologa dell’inconscio, che tesse e disfa, simbolo di attesa e reintegrazione dell’eroe. La Luna* in forma di Dea Bianca triforme (fanciulla, madre, anziana), è la tessitrice del destino (Moire, Parche), la cui funzione è guidare l’anima attraverso i cicli naturali, i sogni e le trasformazioni interiori. Nel mazdeismo persiano* la Sposa Celeste è la Daênâ, la coscienza luminosa dell’individuo, che lo accoglie alla morte come fanciulla splendente. Ella è l’incarnazione delle virtù coltivate in vita e guida l’anima sul Ponte Chinvat, verso il mondo dello Spirito. In ogni cultura, la Sposa è guida mistica, madre spirituale, coscienza divina: da Egeria a Sapienza, da Nausicaa a Daênâ (Diana), la sua funzione è risvegliare, purificare, condurre l’anima alla conoscenza di sé e all’unione col divino. Simile a Beatrice per Dante (e Ayami, Miriam, Fatima, ecc.), essa rappresenta l’Amore salvifico che trascina l’anima oltre la morte e l’ignoranza, verso la luce dell’Assoluto.# Tito Livio narra, incontro con la Sposa, Numa |Pompilio a notte, incontra dea |Egeria, la quale esorta il re, a istituire riti sacri, come Terme in un bosco, con al centro grotta buia, da cui esce acqua perenne. Numa vi si reca, per i suoi appuntamenti, consacra il bosco alle Camene, che vedeva in tal radura, tutte ancelle di Egeria, ora sua Sposa Celeste, che nei suoi colloqui, svela oracoli a Pompilio. |SALOMOINE scrive e ama, della sua divin Sophia, sapienza estende vigorosa, e governa l'universo, lei che ho amato e corteggiato, fin da mia giovinezza, ho bramato averla sposa, innamorato a sua bellezza, in comunione con il Dio, Signore di universo, che a ogni scienza l'ha iniziata. Salomone usa linguaggio, Amore Mistico in un canto, Cantico dei Cantici terreno, dove scrive questo: mi baci con tua bocca, tue tenerezze più del vino, fragranza i tuoi profumi, attirami dietro a te! Sono bruna abbronzata al sole, poichè i figli di mia madre, mi hanno messo a guardia vigne, e la mia vigna trascurata, o amore di anima mia, dove vai a pascolar gregge, dove riposi al meriggio, presso dimore dei pastori, oh mio diletto sei per me, un sacchetto di mirra, riposa tra i miei seni, come un grappolo di Cipro, nelle vigne di Engàddi. Come sei bella amica mia, i tuoi occhi son colombe; come sei bello mio diletto, grazioso in nostro letto, e le travi nostra casa, sono cedri del Libano, nostro soffitto son cipressi. Vieni dal Libano, o sposa vieni! scendi da vetta del monte, dalla cima del Senir, dalle spelonche dei leoni, dai monti dei leopardi, Tu mi hai rapito il cuore, con un solo tuo sguardo, e una sola perla tua collana! Soave è il tuo amore, mia intima sposa, più inebriante del vino, è il profumo dei tuoi unguenti, tue labbra stillan nettare, miele e latte sotto tua lingua, e il profumo di tue vesti, è come quello del Libano. Giardino chiuso tu sei, mia sposa sorgente, una fontana sigillata, i tuoi germogli e frutti dolci, un paradiso di melagrane, alberi incenso e nardo, e fior di zafferano, cannella e cinnamòmo, mirra àloe e tutti aromi. Fontana irrora i giardini, pozzo d'acque dal Libano, alzati vento a settentrione, vieni vento del meridione, soffia nel mio giardino, ed effondi i suoi aromi, venga l'amato mio nel suo giardino, e ne mangi i frutti buoni. |ODISSEA e Iliade, inno alla Grande Madre, presenza del femminile, come base realtà vivente, interiorità umana, fonda inconscio culto, della Sposa Celeste, in tutti i popoli dove, assumon ruolo di spose, madri oppure amanti, che attraverso dono Amore, recan vita e sapienza, famiglia e comunità, simbiosi a leggi di Universo, poichè Dea Bianca o Virgo Sposa, ha carattere lunare, astro governa fecondità, e i cicli naturali. Dea-Luna accoglie il sonno, con sua falce-culla, dove i sogni Uomo-Bambino, son nutriti a lattea sua luce, ma è anche Dea oscura, con infallibile falce, che chiude una esistenza, e dischiude ultraterrena. Riportano le fiabe, la divina Tessitrice, che tesse trame della Vita, con Amore presso Dio, al telaio sua funzione, è lunare tripla Moire, ritmo triade lunazioni, Cloto Lachesi e Atropo, Parche che filano, tessono la trama, in dimensione spazio/tempo, di esistenza collettiva, assieme individuale, e recidon ultimo filo, cioè cordone ombelicale, da cosmo utero gestazione. Dea triforme ha molti volti, in poesie oppur sculture, Cinthia-Selene o Diana-Artemide, Proserpina-Ecate stessa luna, che mutevole tesse mondi, in tre aspetti basilari, infero celeste e terreno, governa leggi entrata-uscita; e nessuno può violare, dimensione a cui appartiene, come nel mito di Atteone. Tre donne segnan tappe, del percorso di |ULISSE: Circe Nausica e Penelope, sono anima dell'Eroe, il femminil che muove trama, di Odissea narrazione, Odisseo in balìa tempesta, vede zattera sfaldarsi, salpato da Ogigia, la figlia di Cadmo lo vide. Ino bella caviglia, ebbe pietà di Odisseo, ch'errava con angoscia, come folaga alata fuor dall'acque, dopo averlo rassicurato, dai colpi tremendi Poseidone, lo invita a denudarsi, ricever dono tessuto, e nuotare in terra dei Feaci: distendi il velo sotto il petto, non avrai più timore, di soffrire o di morire, e quando arrivi a riva, scioglilo e tornalo al mare, molto lontano da terra. Leucotea tesse a Odisseo, bianca e sottil placenta velo, con cui il naufrago si accinge, a rinascere a Scheria, un isola benedetta, terra dei beati Feaci, mondo di Luce e di Amore, che ad accoglierlo prepara; dopo averlo lavato, purificato e vestito, di panni candidi nuova vita, la placenta torna al mare, ha svolto sua funzione, rigenerante e salvifica. Grande Madre prese Odisseo, sotto sua protezione, attraverso volto suo infero, della maga Circe, Luna Nera tessitrice, in un vallone la sua casa, fatta di pietre lisce, intorno lupi e leoni, che lei strega con le droghe: compagni Ulisse allibiti, a veder mostri paurosi, si fermano nell'atrio, della dea trecce belle, Circe dentro a cantare, con bella voce tesse tela, arazzo grande e immortale. Circe-Ecate riccioli belli, nata da Sole e da Oceano, incarna binario dualismo, Fuoco celeste e Acque abissali, come Luna è mediatrice, a mezzo del suo canto, e dal Telaio che attenua, il fuoco raggi solari, con argento raggi lunari. Signora a Çatal Hüyük, in pianura di Konya, in Anatolia centrale, e Vergine Madre cretese, Signora di Cucuteni, siede su un trono attorniato, da lupi e felini, nella grotta di Sibilla. Dea Bianca ritorna, nella struggente nostalgia, di sposa terrena Penelope, che abita i piani interiori, domina i sogni notturni, lei è mente creatrice, che lancia sfida con arco, come Artemide cacciatrice, falce di luna crescente. Dimessa e spavalda, si nasconde e si mostra, con ritmi fasi lunari, tesse trame diurne, per poi disfarle al tramonto, illusion dei cinque sensi, che creano stato ordinario, di consueta coscienza, ma di notte uno ad uno, disfa i fili intrecciati, dalla mente razionale, per nuove trame in stato sogno, ordisce oniriche scene, in sue stanze una gran tela, sottile e smisurata, come sudario per Laerte, Velo di Maya per gli Indiani, usa immagini interiori, il tempo perde consistenza, intuizioni folgoranti, in questo etereo tessuto. Penelόpeia vine da pènos, tessuto latino pannus, lèipo vuol dire sciolgo, Penelope scioglie tela, in attesa del marito, il maschile mancante, per reintegrarlo in sé, e superar separazione. Luna aiuta realizzare, lo sposalizio divino, come Nausica-Selene, mostra via del ritorno, i panni tessuti e pronti, per caldo abbraccio del naufrago, in uno stato di sogno, Nausica è sua Ayami, vera Sposa Celeste, che accoglie Sposo a condurlo, al cospetto genitor divini. Athena-Sophia le appare in sogno, come un soffio di vento, sulla testa di fanciulla, proferisce tal parola: Nausica indossa vesti, vivaci delle nozze, bisogna che sia bella, e offri vesti a chi poi viene. Dea Bianca dall'abisso, parla anche a Odisseo, disperso tra i flutti, col volto di Leucotea, Vergine Madre a muover tutto. Odisseo fanciullo nudo, partorito dalle acque, orrido di salsedine, ancelle fuggono qua e là, Nausica in isola Feaci, figlia a Re e Regina, invita ancelle a non temere, uomo-bimbo appena comparso, non fuggite a vista d'uomo! poichè nessuno vien fra noi, dei mortali avvezzi a guerra, questi è un misero naufrago, un dono piccolo del cielo, bisognoso sulla spiaggia. Atena infuse in lei coraggio, e il tremor di membra tolse, dritta stava ad aspettarlo: Io mi inchino mia signora, sei dea o sei mortale? mi lascio da te guidare, beatissimo in cuore, come Adamo appen cacciato, coperto solo con un ramo, di una palma Salomone, e una foglia sicomoro. Odisseo si lava al fiume, dal sale in dorso e spalle, e dalla testa toglie alghe. Odisseo su riva fiume, fà battesimo rituale, che consente di cambiare, sua condizione umana, in coscienza più elevata, unto in olio abbondante, ora Nausica può donare, candide vesti nuovo corpo, luce che esalta ulteriormente, lo stato grazia e di bellezza, con sue chiome fior giacinto, siede su riva al mare, Odisseo si rende degno, dello sguardo Sposa Celeste, attratta magneticamente, Nausica in cuore esclama: Oh se un uomo così, potesse chiamarsi mio sposo, e gli piacesse restare, ancelle all'ospite date, da bere e da mangiare, Eroe si è guadagnato, in suo percorso travagliato, che su quest'isola lo ha portato, il suo animo temprando, ha perseguito perfezione, adepto crea i presupposti, affinché Sposa Celeste, bruci d'amore a suo devoto, accresce in lei il desiderio, di innalzarlo ancora più, da condizione imperfetta, per poterlo presentare, a Padre e Madre Divini, e ottenere a lui il perdono, accoglienza ospitalità, realizzando mistiche nozze. |Sposa-Coscienza, in |PERSIA-MAZDEA, sotto dinastia Achemenide, di Dario I e Serse, Khan dominava terre, di tre continenti, Egitto Nubia e Cirenaica, Tracia Europa e Macedonia, Mar Nero Georgia e Armenia, fin Caspio e Lago Aral, del Sinai fino all'Indo. Persia è Tartaria, Moldavia e Bulgaria, Romania Turchia e Cipro, Sudan Siria Libano, Azerbaigian e Iran, Oman Kazakistan, Uzbeki Turkmenistan, Afghani Pakistan. Mazdeismo dei persiani, ha Dio Ahura Mazda, il Signore Pensante, Zoroastrismo è sua scuola interna, contenuta nella Gatha, il canto religioso, in lingua avestica rituale, corpus testi zoroastriani. Ahura Mazda affiancato, da baga divinità: Mithra e Atar fuoco, Anahita il cuore centro, Hvara Khshaeta il sole, Mah luna e Zam terra, Apam Napat le acque, Vayu il vento soffio. Asha è la verità, ordine rituale cosmo-sociale, si oppone a drug, la menzogna ignoranza, disordine cosmo-sociale, e ogni essere è chiamato, a scegliere fra i due, determinando suo destino, collocazione in cosmo e storia, sul modello della scelta, dei due figli gemelli, di Ahura Mazda, Spenta Mainyu il santo, e Anra Mainya il malvagio, il primo detto Ormadz, il secondo è Arimane. Ahura Mazda ha altri aiuti, detti Amshaspend, Vohu Manah il buon pensiero, suo simbolo è il Bue, Asha rettitudine, ovvero il Fuoco, Khshathra il regno dei Metalli, Armaiti è devozione Terra, Haurvatat è mondo Acque, Ameretat piante immortali. Mithra dio dell'onestà, amicizia e contratti, nel canato persiano, ha caratteri marziali, orda pezzata dei Mingjiao, nei Veda è detto Indra, e suo culto e Misteri, arrivan Mediterraneo, insieme al Cristianesimo. L'uomo giusto e sincero, nel viver quotidiano, otterrà stato di Maga, vede realtà superiori, partecipa opera creazione. Uomo ha cinque parti, corpo anima e spirito, prototipo e fravashi, doppio Angelo custode, teologia zoroastriana, cioè fanciulla Daena, Fravashi e Daena, due entità luminose, del mondo dello Spirito, detto bwiti menok, partecipano eternità. Tutti hanno una fravashi, compresi Angeli e Arcangeli, protegge contro forze male, e compion scelta straordinarie, fravashi in lingua irani, vuol dire colui che ha scelto, seguon uomini su Terra, mondo visibile gêtik, a combatter forze di Ahrimane. Divenuti anime di umani, tengon vivo il ricordo, del mondo Luce sorgente, a patto decidi seguir loro, piuttosto che intrappolarsi, in attrazioni di Ahrimane, cioè brama di potere, di possesso e lussuria. Amare propria fravashi, proprio Angelo custode, ha ricompensa di salvezza, e ritorno al paradiso, le virtù che hai coltivato, durante vita terrena, plasmano essere di luce, la Daênâ che ti guida, a fine di tua vita, conduce anima in cammino, al mondo dello Spirito, sul Ponte Chinvat, passaggio tra i due mondi. Avesta narra incontro, di anima con la Daênâ, alla fine terza notte, quando appare alba, sembra ad anima del fedele, esser portata tra piante e profumi, come un vento soffiando, dalla regione del sud, un vento dolce profumo; sembra ad anima del fedele, come se stesse inalando, quel vento da narici, e si chiede donde soffia, e gli par che sua coscienza, avanza a lui in quel vento, in forma leggiadra fanciulla, da bianche mani alta statura, dritta e seni prominenti, corpo e stirpe gloriosa, bella come una virgo. Anima del fedele le chiede: che fanciulla sei tu? oh giovane di buoni pensieri, buone parole e buone azioni, io son tua propria coscienza! ognun ti amò per tal grandezza, bontà bellezza e tuo profumo, tua vittoria e libertà, da tristezza con cui mi appari, quan vedevi un uomo disonesto, ti sedevi cantando Gâtha, adorando buone acque, del figlio ad Ahura Mazda, così rinfranchi il fedele, da vicino o da lontano. Ero graziosa e mi rendesti, più graziosa e più bella, attraverso buon pensiero, buona parola e buon agire, è cammino del Mazdeismo, Sposa Celeste è tua coscienza, guida splendente del ritorno, al Paradiso primordiale, che Dante sogna a notte Pasqua, suo ingresso al Paradiso, dove incontra la sua Sposa, in versi di Commedia. Avesta insegna a perseguire, virtù pensieri e sentimenti, in parole e azioni, a destare attenzione, della Sposa Celeste, che le consente riversare, su controparte terrena, sua potenza salvifica, e sua Divina Sapienza, in dimensione spazio-temporale. Sposa Celeste di Leo Sternberg: nel 924, un giovane del popolo Goldi racconta la propria iniziazione sciamanica: durante un sogno, viene visitato da una donna alta 71 cm, dai tratti umani ma soprannaturali, metà viso rosso e metà nero. Ella si presenta come la àyami* spirito ancestrale femminile, Sposa Celeste dei suoi avi sciamani, venuta a trasmettergli l’arte di guarire, ora che gli anziani sono morti. La àyami lo sceglie come sposo e lo avverte: se rifiuta le nozze spirituali, morirà. Il giovane accetta, dando inizio a un rapporto di amore, iniziazione e potere, che segna il suo destino come sciamano. La Sposa appare in molte forme: giovane, vecchia, lupo, tigre alata. Lo istruisce in sogno, lo porta in altri mondi, gli affida tre spiriti aiutanti: pantera, orso e tigre, che intervengono nelle sue pratiche di cura. Durante i rituali, la àyami entra in lui come fumo, parla con la sua voce, guida i gesti e accoglie le offerte rituali. Il corpo del giovane diventa veicolo della divinità femminile. La loro unione è mistica e dimensionale: amore e possesso si intrecciano, fino a fondersi in un’unica coscienza sciamanica, in cui maschile e femminile si uniscono per generare guarigione e conoscenza. La àyami, Sposa Celeste, è guida, amante, maestra e spirito custode: incarna la connessione diretta col sacro, attraverso estasi, sogno e trasformazione interiore.# |LeoSternberg narra, in anno 924, un incontro esperienza, di un giovane golde, con sua |SPOSACELESTE, in un processo iniziazione, sotto stato di estasi, sotto danza ritmata, al suono di un tamburo, di un canto o di un arpa. Un giorno stavo a dormire, nel mio letto di pena, e uno spirito si avvicina, come donna bellissima, molto esile e alta, 71 centimetri, viso e vesti donna golde. I capelli sulle spalle, in piccole trecce nere, presenta il viso a più sciamani, metà nero e metà rosso, ecco lei mi disse: Sono àyami dei tuoi avi, gli ho insegnato l'arte saman, ora questa insegno a te, poichè i vecchi sono morti, e nessuno qui rimane, per guarire i clan malati. Tu diverrai sciamano! Ti amo e sarai mio marito, perché ora non ne ho, ed io sarò tua moglie, Ti darò spiriti aiutanti, nell'arte di guarire, e ti assisterò io stessa, la gente ci porterà il cibo, ma se tu non accetti nozze, dunque non mi obbedisci, tanto peggio per te. Io ti ucciderò. |Ayami donna da allora, sempre venne a visitarmi, giaccio con lei come con mia moglie, ma non abbiam bambini, vive sola senza genitori, in una capanna su montagna, cambia spesso dimora, a volte viene in altro aspetto, di una vecchia o di un lupo, che suscita spavento, a volte è tigre alata, e mi trasporta altre regioni, a vedere villaggi, che parlan lingua |Goldi, e mutano essi in tigri. Ora la mia àyami, non viene così spesso, allora mi istruiva, e veniva tutte sere, mi diede tre assistenti, jarga la pantera, doonto ovvero l'orso, e amba cioè la tigre. Essi mi visitano in sogno, e appaiono ogni volta, che li chiamo e faccio cure, e se uno si rifiuta, àyami lo costringe. Quan pratico sciamanismo, son posseduto da Ayami, e suoi spiriti ausiliari, penetrando come un fumo, quando Ayami è in me, parla a mezzo di mia bocca, e poi dirige tutto, e quando mangio offerte, o bevo sangue di maiale, non io mangio e bevo, ma soltanto la mia Ayami, mentre a curandere, essa appare come un maschio. Portatrice di sapienza, sogno visione o profezia, tiene col suo allievo, rapporto amor-passione, vere nozze spirituali, celebrate e consumate, su altro piano dimensionale. libro_amante-celeste_zolla.m4a
lume167-Nel 1924 Leo Sternberg raccolse la testimonianza di un giovane Goldi durante la sua iniziazione sciamanica. Nel sonno gli apparve una figura femminile soprannaturale, alta appena settantuno centimetri, con il volto umano e il corpo segnato dal rosso e dal nero. Era Ayami, la Sposa Celeste, presenza degli antenati venuta a trasmettergli l'arte della guarigione. Gli disse di averlo scelto come sposo spirituale, con la chiamata sarebbero arrivati sapere e spiriti aiutanti, ma anche il compito di accettare una trasformazione profonda. Ayami ama e impone, consola e mette alla prova, non risparmia la fatica del cammino: chiede la morte simbolica dell'uomo precedente affinché possa nascere lo sciamano A volte appare come giovane donna, vecchia, lupo o tigre alata. Durante i rituali diventa presenza che guida il corpo e la voce. Il corpo dello sciamano si fa ponte fra persona e comunità, fra mondo visibile e mondo degli spiriti. L'unione non è un matrimonio terreno, ma una relazione fra dimensioni: maschile e femminile, ferita e guarigione, umano e invisibile. La Sposa Celeste non sostituisce il cammino dell'uomo: lo rende possibile chiedendogli di diventare relazione vivente. Oracolo: ciò che viene incontro da un altro mondo non viene a salvarti dal cammino, ma a chiamarti dentro di esso.