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voce: palafitta


nepalTrance del Bambino tra sogno e Bardo (63) 63-Ogni essere umalingua indocina | foto indionesia | audiolibro | paesi_nepal-rurale.mp4 | popoli_nepal_saman-nuit.mp4 | film_milarepa1973.mp4 |musica 01_shirdi_policeman_sadhu.mp4
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63:lume063-Ogni essere umano attraversa molti Bardo prima ancora della morte: un lutto, una malattia, un amore, una nascita, una separazione, una guarigione. Ogni passaggio dissolve un mondo e ne prepara un altro. Le tradizioni tibetane insegnano a non temere le immagini che sorgono dalla mente, ma a riconoscerle senza esserne travolti. Seba chiama questa disposizione Trance del Bambino: la naturale fiducia con cui il bambino entra negli stati di passaggio che l'adulto teme. Egli possiede spontaneamente quella disponibilità alla trasformazione che gli adulti cercano poi di ritrovare attraverso religioni, arti, danze, pratiche contemplative, psicoterapie e percorsi di cura. Per questo il Vangelo invita a ritornare come bambini; il Dao De Jing celebra il respiro del neonato; i dervisci roteano fino all'estasi; il qigong ricerca uno stato di presenza originaria; gli sciamani attraversano la soglia del simbolo; il Cammino del Sogno degli Aborigeni, la meditazione di Milarepa, il Bardo tibetano e molte vie della mistica conducono, ciascuna con il proprio linguaggio, verso la stessa capacità di attraversare l'ignoto senza perdere fiducia. Il Bardo non è soltanto il passaggio dopo la morte, è ogni soglia della vita. La Trance del Bambino trasforma quella soglia da luogo di paura a possibilità di rinascita; non elimina il dolore, ma restituisce la fiducia che, oltre ogni inverno, continua a respirare una primavera invisibile.| Seba viaggia giovane in Nepal, solo con bisaccia, in cerca di memorie, arriva a Kathmandu: mucche, mendicanti, mercati vivaci, officine e traffico diesel. Scopre un popolo sensibile, devoto alla famiglia, con antiche città-stato (Patan, Bhaktapur). Visita Pashupati sul Bagmati e assiste alle cremazioni sui ghat; incontra molti sadhu, ammira artigiani e vasai a Swayambhu; gusta tsampa, tè e osserva scimmie e mantra. La ceramica è rito: ruota al tornio, elementi acqua-fuoco-argilla-vento e festa del vasellame, Seba nota l'importanza dell'acqua: cisterne, bacini, raccolta piovana celebrata con riti solstiziali, poi ammira il grande stupa di Bodhnath, axis-mundi con i quattro occhi e gompa colorate. Incontra Milarepa a Kodari: mercante-asceta che evoca il tummo e la tradizione tantrica; qui contempla thanka e mandala; ascolta tamburi e la dottrina della Ruota di Esistenza: la Kalachakra descrive sei mondi e dodici anelli: ciclo di ignoranza, attaccamento e rinascita. Milarepa pratica Dzogchen e meditazione al focolare: il tempo si attenua, la mente si calma. Sui bus dell'Himachal Pradesh, Seba conosce Thonpa Sherpa, oracolo dal comportamento paradossale e rituale, tipico di Nechun, dove le cerimonie oracolari sono invocazioni con cembali e trance sciamaniche. Infine incontra Sajan il vasaio, e il jhakri Tamang: tamburi, campanelli, guarigione popolare con cure collettive: trance, sputi, tamburi, falò e rito per liberare gli spiriti erranti.# Seba ci racconta, di quando giovinetto, NEPAL va girare, solo con bisaccia, in cerca di memorie: atterro a |Kathmandù, mucche a pascolare, accoglienza familiare, su valli himalayane, 1 popolo di razze, inglesi hanno trovato, emerge con coraggio, Nepal sacro stato. Io giungo col monsone, vedo 1 squallore, assieme ai mendicanti, in cerca di calore, animali su strade, puliscono dai rifiuti, mercanti in biciclette, attendono clienti; barbieri e calzolai, in piazza vivaci, sarti e guaritori, soppesan corpi audaci, gracchiano cornacchie, sui fili alta tensione, Diesel sulle strade, motori del Giappone; scopro il nepalese, sensibile e profondo, lui mano nella mano, rispetta intero mondo, devoto alla famiglia, ignora le apparenze, distingue 1 persona, da rispetto che sente: valli a Kathmandu, Patan e Bhaktapur, furon citta-stato, convivon + tribù, durbàr piazza centrale, delle sovranità, ha templi buddismo, e hindu divinità. Su rive al fium Bagmati, sorge Pashupati, tempio Dioni-siva, Signor degli animali, protettor del Nepal, amico al toro Nandi, La cremazion sui ghat, alza fumi grandi: vedo molti sadhu, asceti itineranti, consacran loro vita, erranti meditanti, eremiti e anacoreti, di varie tradizioni, qualcuno fuma ganja, allontana tentazioni; attira assai devoti, pur Bhaktapur città, semplice il suo clima, che da serenità, peperoncini e grano, seccano su stuoie, donne brocche di acqua, portano da sole; artigiani e vasai, al |tempio-Swayambhu, incantano Seba, accanto al Durga Devi, scimmie tra le guglie, fanno loro giochi, ruote pien di mantra, attirano i devoti; in piazza sta vasaio, vicino stuoie paglia, son fasci di fuscelli, di varie graminacee, annodate fra di loro, Seba or beve tsampa, tè e farina orzo, mentre vasaio narra: mastro vasaio, in economia sussistenza, la melma modella, e muta sua coscienza, di ostinate paludi, febbre tifo polmonite, in speranza e riparo, sicura casa in legno, su palafitta bella, fuoco vien da sud, la pietra si arroventa, giunge con la pioggia, acqua necessaria, necessita serbarla, a mezzo di cisterne, bacini di raccolta, polle terra interne, ogni Acqua piovana, risorsa alimentare, raccolta e celebrata, nel tempo rurale, acqua primordiale, festa solstiziale, di estate e inverno, ecco rito guazze, assieme ceppo interno, vitale necessario, appare fuoco ambiguo, acqua social dono, di gruppo ed individuo. Vasellame arte fine, gira piastra al perno, con leva bastone, posto dentro al buco, scavato nel piastrone, a velocità costante, volano ruota inerzia, 1 forma nasce e cresce, ecco la sua festa. Ceramica è arte, di quattro elementi, argilla acqua-fuoco, + respiro dei venti, argilla lavorata, a mano e piedi nudi, immersi giù nel fango, dolori via spremuti: est di Kathmandu, sta pantheon tibetano, stupa di Bodhnath, qui primo antico nato, ha quattro paia occhi, aiuta direzionar, stupa è axis-mundi, monte Meru e Kailas. Uovo cosmo al centro, di tutti universi, tutto intorno a stupa, son gompa-conventi, a pareti colorate. |Seba incontra |MILAREPA, un mercante tibetano, che vive su a |Kodari, villaggio di confine, offre tè con tsampa, poi invita visitare, il ponte di amicizia, tra Nepal e Cina, Seba dal ponte, osserva alte valli, vista infinita, ascolta i rifugiati, intreccia destini, terre desolate, si vive più felici, su valli himalayane; narra leggenda, MILAREPA era mago, divenne poi asceta, eremita che apprese, arte del tummo, da Marpa maestro, che lo apprese a turno, da Naropa e da Tilopa, guru |tantra-yoga, venuto da |Kashmir, con |Lalla e Gopi-Krishna, che Tummo praticava. Seba presso focolare, ospite di Milarepa, vede |Thanka su parete, ritrae Padmasambava, seduto a fiore loto, al centro del lago, beve da 1 coppa, vin del risvegliato: mente osserva thanka, fa contemplazione, ascolta tamburo, di intensa religione, i mandala di fili, son sentieri avi, viaggiano coscienze, su sogni himalayani; |ruota-Kalachakra, 6 mondi ci consegna, Yama il re dei morti, pedagogia ci insegna, Budda in forma Yama, è mente illuminata, 1 specchio per vedere, la Morte rivelata: sua corona teschi, le molte incarnazioni, suo specchio vede tutto, vizi ed illusioni, collera ed inferno, fiamme buon consigli, insaziabili Spettri, torturan loro figli; 1 mondo di Animali, mostra istinti forze, Buddha con 1 libro, li aiuta a umanizzare, mondo degli Umani, è regno di orgoglio, Buddha x svegliarli, elemosina bisogno; sei regni palazzi, modelli di esperienza, riflettono la mente, Ruota di esistenza, mandala ci aiuta, comprendere essenza, natura della mente, causa e conseguenza; in cima Kalaciacra, stan palazzi Cielo, le nuvole abitate, dai nobili con clero, Asura presso loro, guerrieri ambizione, Ruota di Esistenza, dodici anelli pone: come dodici mesi, scorron alto in basso, leggo in senso orario, trovo conseguenze, legato a Ignoranza, un Desiderio emerga, segue Coscienza, che 1 Corpo mi aggrega; escono i Sensi, e la Coppia di amanti, segue Sensazione, poi vivere Insaziabi, cresce Attaccamento, a vita con traguardi, avviene Mutamento, Nasce ego moti umani, Morte tutto chiude, catena ricomincia, ognuno alla coscienza, lega si avvinghia. Tempo è illusione, edificio razionale, meditare al focolare, ogni fato sa fermare, mi fonde nel momento, annulla distanze, i 6 mondi della ruota, ferma in istante, la mente si ferma, e vita intera appare, Dzogchen meditare, è tempo che scompare, mente vuol respiro, x alimentar se stessa, respiro nutre psiche, che pensa esistenza. Seba dentro al Bus, incontra |Thonpa-SHERPA, che nome conserva, del fondatore Bon, ascolta sua leggenda, sul ritmo della vita, si può incontrare Dio, senza forzature: vivon dentro noi, asceta e razionale, divider bene e male, appare innaturale, Dei sono infedeli, bugiardi irrazionali, portandoli alla storia, si cerca di domarli; Thonpa vide cielo e terra, tenere un consiglio, inviare tempesta, a chiudere villaggio, x uomini e bestie, soffrir fame e freddo, ecco i fiocchi neve, nel tibetano inverno: scendon roteando, per 10 giorni e notti, tutto sbiancando, avvolge neve sorti, nel gelo appiattite, le onde del lago, valle e colline, foreste nel basso, sepolte e livellate, e acque ruscelle, da ghiacci occultate, dove vita e morte, in uragano esterno, combattono assieme, nel calore interno. Villaggio di |Nechung, in regno tibetano, fan festeggiamenti, per anno nuovo nato, venne tanta gente, a oracolo ritrovo, Thonpa era maestro, oracolo di stato, gira per i templi, con repertori canti, tra piccoli shortèn, siede parla poco, risponde con sarcasmo, ride ferma gioco: se question primarie, lui banalizza pure, inizia cerimonia, cantando invocazioni, al suono dei corni, o cimbali e tamburi, entra nella trance, balla a passi lenti, poi si arrabbia e balza, respiri possenti, torna al suo sgabello, ascolta le domande, risponde con versi, e con spada rituale, spiro Thimi Yangho, ritratto nel Tangka, antenato Sherpa, che visita Shamballa, soffia nel mandàla, + sabbie colorate, energie di natura, espresse e incanalate, conclusa la sua danza, Thonpa cade giù, sembra senza vita, Dorjè lo lascia pur, suo nodo viene sciolto. |Sajan-il-vasaio, incontro tra bancarelle, viene dal |Terai, valle a ciel di stelle, fu raccoglitore, di radici e miele, seduto su sgabello, impasta argilla bene; mi parla quando jhakri, saman nepalese, di etnia Tamangani, indossa vesti bianche, pavone copricapo, ha tamburo doppio, perline e campanelli, tridente di Siva, lo connette al divino, guaritore e musicista, vasaio e pellegrino. Luna piena Agosto, va sul monte Kailash, grotte di silenzio, osserva le montagne, assiem altri devoti, sale fino ai laghi, x adorar dea-moglie, di Shiva detta Kali: il lago Gosaikunda, attira molte folle, che vogliono guarire, lavar loro dolore, sotto vento e sole, pioggia torrenziale, Sajan con il jhakri narra storie varie; attraverso foreste, di parchi nazionali, rifugio di asceti, e selvatici animali, percuotono tamburi, in piccoli santuari, danzan fino alba, incenso e canti vari; parlano agli uccelli, conoscono linguaggi, vesti rosse bianche, colori della vita, come lor folletti, maestri della via. Sajan dice a Seba, folletti son fuggiti, con fauni di foresta, dopo tagli boschi, fuggono montagne, i guardiani protettori, per habitat ferito, da var conquistatori: propizio fausto Pan, |Pan-Rudra altro lato, terribil distruttivo, specie se scempiato, in estasi ai devoti, appare yogi nudo, che indossa pelle tigre, cobra di velluto. Mamme e bambini, al seno ad allattare, ascoltano canzoni, imparano che il male, se viene confinato, con stratagemmi cura, porta a guarigione, curando 1 frattura: spirito è sedotto, coi doni poi saziato, col sangue di gallina, viene poi ubriacato, si che mai ritrovi, la strada del paziente, e dentro a villaggi, mai tocchi altra gente; saman cinquantanne, sorride accoglie tutti, tira via tristezze, da donne con + lutti, depresse discriminate, socialmente sfiancate, Lui offre sua cura, e rigenera speranze. Sajan poi nasconde, volto in panno seta, entra in una trance, grida e si contorce, figlio di 1 lotta, condotta in gioventù, a vincer sue paure, di morte assiem tabù: ride e assopisce, prega e accende fuoco, con braci e candele, illumina suo luogo, inizia la cura, i malati stanno in fila, picchiati e massaggiati, dolori sputa via; sputa ogni sozzura, peli e sangue marcio, calcoli di pietra, strilla piange strazio, se canta poi soave, suzione ha terminato, il male incorporato, a terra ha ritornato: vede 1 anima suicida, persegue 2 figlioli, uno di essi trema, e altro pare matto, dopo ore di tamburo, e tartassati in cure, esplodono in trance, il giovane parla pure; con tono del defunto, racconta esperienza, due vecchi annotan tutto, x poi verificare, gruppo comunità, fan cura assai vibrante, accendono falò, a nutrir anima errante, spargono su braci, burro latte sangue, Sajan e il fratello, battono sui tamburi, i figli del suicida, saltan sui tizzoni, danzan liberati, tra odor misti a fetori. Sajan dice a Seba, imparare a morire, mistero dei misteri, psiche sa fallire, se lasci che accada, ananda può salire, se io non esisto, malattia non esiste; riesce la cura, cosciente esser niente, legge par assurda, a mia mente razionale, + mi sento male, e pià credo esser tale, a Io trans-personale, estasi può entrare: ora capace di guarire, poichè va recitare, se accetto di morire, si apre altra fase, piacere folle accade, estasi oltre lutto, reale è ciò che pensi, se diviene culto; ogni popolo sceglie, malattie da impastare, tutto fa gioia, ogni incontro par prezioso, lui attira malattie, con Mandala ragnatela, labirinto colori, che pensiero ferma; trova tuo posto, quando rumor onde, supera i pensieri, offerte riso fiori, dhalbat con i ceci, rosari di rudraksha, son scacciapensieri. |Audio del libro_bardothodol-tibetano.mp3: Il Bardo Thodol descrive il viaggio della coscienza dopo la morte come un processo in più fasi, caratterizzato da visioni proiettate dalla mente del defunto, dalla comparsa di intense luci di saggezza e dalla spinta inesorabile del karma, che può condurrAudio del libro_bardothodol-tibetano.mp3: Il Bardo Thodol descrive il viaggio della coscienza dopo la morte come un processo in più fasi, caratterizzato da visioni proiettate dalla mente del defunto, dalla comparsa di intense luci di saggezza e dalla spinta inesorabile del karma, che può condurre alla liberazione o alla rinascita nel samsara. Al momento della morte, l'individuo si sta allontanando da questo mondo senza possibilità di scelta. Il defunto vaga solo nello stato di Bardo, poiché i parenti non possono seguirlo. La coscienza deve cercare rifugio ed essere protetta dal grande uragano del karma e dalla grande paura del Signore della morte. Una serie di istruzioni e preghiere sono destinate a una persona nel momento della morte e durante il Bardo, lo stato intermedio tra la vita e la rinascita secondo la tradizione buddista tibetana. L'obiettivo centrale è fornire una guida per il riconoscimento delle proiezioni mentali, incluse le divinità pacifiche e infuriate, affinché l'individuo possa raggiungere la liberazione ed evitare di vagare nel samsara. Le istruzioni insistono sulla necessità di non provare paura di fronte a visioni terrificanti e di mantenere la concentrazione mentale per chiudere l'ingresso all'utero e scegliere una rinascita favorevole. Il testo si conclude con una lunga preghiera ai Buddha affinché l'essere possa superare i pericoli del Bardo e ottenere un corpo perfetto per il bene di tutti gli esseri senzienti.e alla liberazione o alla rinascita nel samsara. Al momento della morte, l'individuo si sta allontanando da questo mondo senza possibilità di scelta. Il defunto vaga solo nello stato di Bardo, poiché i parenti non possono seguirlo. La coscienza deve cercare rifugio ed essere protetta dal grande uragano del karma e dalla grande paura del Signore della morte. Una serie di istruzioni e preghiere sono destinate a una persona nel momento della morte e durante il Bardo, lo stato intermedio tra la vita e la rinascita secondo la tradizione buddista tibetana. L'obiettivo centrale è fornire una guida per il riconoscimento delle proiezioni mentali, incluse le divinità pacifiche e infuriate, affinché l'individuo possa raggiungere la liberazione ed evitare di vagare nel samsara. Le istruzioni insistono sulla necessità di non provare paura di fronte a visioni terrificanti e di mantenere la concentrazione mentale per chiudere l'ingresso all'utero e scegliere una rinascita favorevole. Il testo si conclude con una lunga preghiera ai Buddha affinché l'essere possa superare i pericoli del Bardo e ottenere un corpo perfetto per il bene di tutti gli esseri senzienti. libro_bardothodol-tibetano.mp3
lume063-Esiste un luogo che ogni essere umano ha abitato almeno una volta: l'infanzia, non tanto come età, ma come stato dell'essere. Là dove il respiro è spontaneo, il corpo segue il ritmo, l'immaginazione precede il giudizio e il mondo appare vivo, simbolico, pieno di possibilità. Forse è questo il significato nascosto del girotondo: girare, fidarsi, lasciarsi andare e cadere, per poi rialzarsi ridendo. Le grandi tradizioni dell'umanità sembrano indicare, con linguaggi diversi, questo stesso ritorno. Il cristianesimo parla del Regno dei Cieli ritrovato diventando come bambini; il taoismo invita a respirare come il neonato; il sufismo danza in cerchio fino all'estasi; il qigong coltiva uno stato naturale di quiete e presenza; gli Aborigeni australiani percorrono il loro Cammino del Sogno per ritrovare l'armonia con la Terra. Cambiano i simboli, ma il richiamo è lo stesso. Questa è la Trance del Bambino: uno stato semplice e originario nel quale la vita sa già come guarire, creare, amare e orientarsi. Le diverse vie della cura gli hanno dato molti nomi, grazia, Dao, Ananda, presenza, energia, immaginazione, relazione terapeutica, ma forse indicano tutte la medesima sorgente. Quando arrivano il lutto, la malattia, la paura o il crollo delle nostre certezze, crediamo di aver perduto tutto. Eppure nessuna tempesta può cancellare quel bambino che continua a respirare nel profondo di noi. Forse il compito della vita non è diventare qualcuno di diverso, ma ricordare ciò che eravamo prima della paura: ogni volta che ritroviamo lo stupore, il gioco, il silenzio, il ritmo o un semplice sorriso, quella sorgente ricomincia a fluire, e allora comprendiamo che il Regno dei Cieli, il Dao, il Sogno, la danza e la cura si rivelano nomi diversi della stessa casa interiore, dove il bambino ci aspetta da sempre, pronto a prenderci per mano e ricominciare il girotondo.

217:sogni08-lume217-ORGANIZZARE è coordinamento di energie, non semplice imposizione di ordine. Trascorriamo gran parte della vita dando una forma alle cose, ma anche l'ordine può irrigidirsi e diventare una gabbia. Per salire i gradini della nostra vita dobbiamo coordinare pensieri e azioni, organizzando il tempo senza pretendere di controllarlo interamente. Anche la memoria rurale mostra come gli esseri umani abbiano imparato a costruire piccoli sistemi di adattamento dentro ambienti difficili. Le paludi sono ecosistemi nei quali acqua, vegetazione, animali e microrganismi formano un sistema dinamico; quando l'acqua ristagna cambiano le condizioni della vita; quando circola, cambiano nuovamente. IMG8: un musicista trascende i propri limiti andando più a fondo nella vita; le formiche mantengono la loro fila comunicando: coordina i tuoi sforzi con quelli degli altri. I soldati mostrano che un ordine rigido può controllare il caos, ma non trasformarlo: spezza le abitudini che hanno smesso di servirti. Il sognatore prepara il cibo: organizzare le piccole cose fa accadere quelle più grandi. Il filosofo sale le scale: osserva dove le tue categorie entrano in contraddizione. Muri stipati di libri e uomini morti ricordano che la conoscenza dovrebbe destare consapevolezza, non addormentarla. I numeri insegnano che l'ordine conosce ciò che viene prima e ciò che viene dopo: se riconosci una verità importante, saprai seguirla? Organizzare significa allora distinguere senza separare, coordinare senza dominare, dare una forma senza impedire il cambiamento. La palude non elimina il movimento: lo rende visibile quando impariamo ad ascoltarlo. Barbanera dice: quando cantano le rane, il giorno di equinozio di certo appare.| Il quid dipinge un vivido affresco della vita nelle paludi del Tirreno, tra le capanne di paglia e le comunità di pontini, butteri e pastori. Descrive le abitazioni di fortuna, le pratiche di pesca dei ranocchi, le tradizioni locali e le difficoltà di vivere in un ambiente umido e malsano, dove la malaria e le zanzare sono compagni quotidiani. I personaggi principali sono le famiglie che vivono e si adattano a questi luoghi, tra cui spiccano le donne che vendono i ranocchi e uomini che custodiscono le capanne e le tradizioni. È un ritratto di resistenza, lavoro e cultura popolare radicata in un paesaggio difficile ma ricco di storia e vita.# |Paludi del Tirreno, in capanne lestraioli, vivevano i pontini, e butteri |Maremma, capanne di paglia, due varietà primarie, conica e allungata, identica africana, in agro pontino, palude loro amica, canne mais e strame, giacigli x famiglie, vimini e fieno, paglia per cuscino. |Lestra del Montanaro, spiazzo disboscato, debbiato e cintato, per uomini e bestiame, in paludi Pontine, in piccoli gruppi, in estate vanno su, in autunno tornan tutti: 9 mesi in palude, 2-3 mesi in montagna, bonifica Pontina, cancella transumanza, 944 riallagati, da tedeschi in ritirata, ritorna malaria, e palafitta rialzata, malarici assuefatti, diffidan medicine, riposano a tre metri, lontan da umidità, e malar zanzare, prima di dormire, cospargon volto e mani, poltiglia aglio-tabacco. Piccoli ripari, su palafitte a 4 pali, 3-5 metri suolo, tetto con frasche, scala a pioli accesso, aria malsana sotto. |Littoria nasce 38, nel comun di |Sezze, che spende soldi frasche, a nascondere capanne, su ferrovia Roma-Napoli, fino anni 80, capanne abitate. Sindaco contadino, scrive sua storia, da bimbo mio papà, in lestra mi porta, a sorvegliar frutteto, 2 mesi in palafitta, fò bagno al canneto, e apprendo storia vera: si cerca un area piana, asciutta e riparata, terra poi sfalciata, si traccia diametro, due metri circolare, pali fissi al suolo, x yurta da steccare, pareti impermeabi, con mazzetti |STRAMMA, duran 4 anni, delicata è parte alta, confluenza dei pali, a 3 quarti sta buco, x fumi focolare, sotto è iattarola gatto; io dormo posto a sud, in capanna palafitta, confortevole a calura, conservo acqua in orcio, fresca a lato nord,. Sezzesi e Bassianesi, ciociar terracinesi, secon costume natio, capanne di ogni clan, da nomadi macchiaroli, ai paesi altopian: pastori Ciociari, fan capanne a cono, pareti spioventi, evitan forte vento, con tralci vitalba, pavimento è pula-terra, bagnato e pestato; rettangolo capanna, di bovari a cono basso, pianura senza neve, rivela soluzione, per bestie da fieno. Scafurno scintì o baracca, famiglie fortunate, cassapanca pane-panni, botte legno 5 litra, in pietra pesta-sale, concone e soregli, brocca con beccuccio, imbuti mestoli zucca, e palo appendi tutto. Focolar centrale, 2 aste fan paiuolo, tirando la catena, allontano dal fuoco. Proteggi o rovo spino, Grasce case scorte! coltello e lama ferro, toglie fango scarpe, fumo esce da tetto, vince tarme e zanzare, capanne abitate, riparate ogni tanto, resiston centanne. In zone vulcane, la base è muro a secco, elevato 1 metro, a cui si appoggia tetto; capanna da trasporto, è 2 metri a cono, lo spostan due persone, 50 chili peso, su asino legato, usata in alta quota, riparo di scorta. Recinto addossato, a lato capanna, 1 conico pollaio, di legno e stramma, galline di giorno, stazionano in aia, aiuto di acquacotta. Centinaia di fosselle, aiutano pesca, dei |RANOCCHI lepini, apprezzati in cucina, da poveri e ricchi, in piazza ranocchiare, donne di mestiere, vendon rane pescate: granunchiar di Sezze, al sorger del sole, pesca nei canali, con rete e asta lunga, costeggia il canale, batte piedi a terra, mentre vara immersa, rana salta e centra; gli anfibi uno a uno, messi in una nassa, pescato il giusto kilo, torna in sua casa, assieme sua famiglia, decapita i ranocchi, dopo aver spellato, al mercato li porta. Pesca con lenza, asta lunga con esca, di lumaca sgusciata, attira la rana, che ingoia lumaca, lei tira la lenza, prende sua rana, le stomaco comprime, preservar lumaca, se continua a pescare. Ranocchi in eccedenza, son conservati vivi, per giorno successivo, mestiere di famiglie, portati in piazza, in acqua conservati, se acqua rossiccia, son freschi pescati; sdraiata su sgabello, guarda recipiente, vende ranocchi, con camicia sbottonata, ha bilancia nella mano, e petto illuminato, ranocchiara bella, ne spaccia senza fiato; donna vende scorta, tra vicoli sospiri, ranocchi in brodo x, malati anziani e bimbi, leccornia se impastati, e cotti nel forno, ranocchi di cristiani, moltiplicano i pani. santorosario_latino.m4a
lume217-Raseno, dopo aver premesso che l'universo si esprime nel particolare, l'oggettivo nel soggettivo e viceversa, narra ai suoi allievi diverse forme di rapporto con la terra: gesti ripetuti, fatica, stagioni, famiglie e sopravvivenza. Nella palude l'acqua sembra immobile, ma sotto la superficie la vita continua a muoversi: insetti, piante, animali e uomini condividono uno spazio nel quale nulla può essere separato dal resto. Anche nella campagna raccontata da Verga, il lavoro diventa una risposta alle forze del territorio, alla sua durezza e ai suoi cicli. La Lestra, capanna di strame e fango, diventa una piccola forma di ordine dentro l'umidità della Maremma: un focolare, un palo, un riparo, un gesto. Ogni cosa serve a mantenere un equilibrio fragile. Ma l'ordine che permette alla vita di continuare non è immobilità: è il movimento necessario a non lasciare che tutto ristagni. Come nella palude, anche nella vita qualcosa può sembrare fermo mentre sotto la superficie continua a cercare una via. Organizzare non significa mettere tutto a posto, ma dare una forma sufficiente perché le energie possano circolare. Che cosa puoi rimettere in movimento senza perdere il tuo equilibrio?



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