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voce: fame


jaiselmerDal Thar agli Hopi, la forza dell'acqua (61) 61-Tra digiuni e llingua arabindi | foto indionesia | audiolibro | paesi_india_thar-desert.mp4 | paesi_india_vita-campagna.mp4 | africaverde_buche-pioggia.mp4 |musica 01_Guru-yogananda.mp3
bufaloNiulang e Zhinu, ponte tra Yin e Yang (133) 33-Bufali e caprinlingua italico | foto fauna | audiolibro | fauna_mucche-e-butteri.mp4 | paesi_nepal-kathmandu-pasupati.mp4 |  |musica savana-grou.mp3
khatcacaoImparare facendo (205) 27-lume205 REALIZZlingua arabindi | foto cibospezie | audiolibro | flora_khat_etiopia.mp4 | flora_caffe_afro-sicilia.mp4 | flora_cacao_story.mp4 |musica
maisNutrire la bocca, nutrire il sogno (276) 27.䷚-lume276-Nutlingua mescahuatl | foto ortomilpa | audiolibro | flora mais-zonarida.mp4 |  | film_prateria52_primavera1.mp4 |musica 990_nac_4songs_louie_gonnie.mp4

(): 4 quid censiti


61:lume061-Tra digiuni e lunghi cammini, Seba raggiunge Dharamsala, tra cedri himalayani e templi di McLeod Ganj, dove il silenzio apre nuovi paesaggi interiori. Ad Amritsar il Tempio d'Oro dei Sikh offre pasti, ospitalità e fraternità senza distinzione. Attraversando il Rajasthan incontra Jaipur, Ajmer e Jodhpur, fino al miraggio di Jaisalmer, antica fortezza carovaniera del deserto del Thar. Sul dorso del dromedario apprende la pazienza della "nave del deserto": il passo lento, il vento, l'alba e il tramonto insegnano il ritmo cosmico più di molti libri. Fame, sete e freddo notturno dissolvono le illusioni della civiltà, riportando all'essenziale: acqua, cibo, riparo e presenza. Chapati, zuppa, tè e meloni del deserto diventano nutrimento e gratitudine. Nei villaggi aridi, Seba osserva piccoli orti che custodiscono ogni goccia d'acqua, richiamando i Latdekwi degli Zuni e degli Hopi. Popoli lontanissimi hanno trovato risposte simili: cialde, terrazze e canalizzazioni che trasformano la scarsità in abbondanza. Il deserto diviene così maestro universale: non invita a dominare la natura, ma ad accordarsi ai suoi ritmi. Dal Thar al Nuovo Messico emerge un'unica sapienza dell'acqua e della resilienza, mentre la meditazione conduce Seba dall'esteriorità all'amrita che sale dalla pancia, la dolce sorgente interiore che disseta più di ogni oasi. Pesche e meloni delizia dei ghiottoni.| Tra digiuni e fatiche Seba giunge a Dharamsala, città himalayana dove McLeod Ganj offre riposo, silenzi e templi immersi nei cedri. Un mese di meditazione lo porta poi ad Amritsar, cuore del Punjab, dove il Tempio d’Oro Sikh accoglie pellegrini con pasti e ospitalità. In treno raggiunge il Rajasthan, tra Jaipur e le donne ornate di monili, specchio di una tolleranza islamica che scalda il cuore; ad Ajmer trova la moschea sufi, mentre a Jodhpur incontra il vento guerriero dei Rathore. Il viaggio prosegue fino a Jaisalmer, miraggio nel deserto del Thar, con mura di arenaria e antica fortezza carovaniera: a dorso di dromedario Seba sperimenta la lentezza paziente del “nave del deserto”, guida silenziosa e maestro spirituale. Medita sul sole che nasce e tramonta, sui venti che cambiano direzione, sentendo il ritmo cosmico della natura. Il deserto si rivela istinto puro: dissolve illusioni della civiltà e riporta al bisogno essenziale di acqua, cibo e riparo. Chapati, zuppa e melone diventano sostegni vitali, insieme al tè caldo che conforta nelle notti fredde. Tra villaggi aridi scopre orti-giardino simili ai waffle degli Zuni e Hopi, che coltivano meloni per nutrire e dissetare. Il racconto intreccia l'esperienza indiana con l’eredità dei Pueblo del Nuovo Messico: dal 1873 al 1904 gli Zuni usarono giardini a cialda, poi abbandonati dopo la costruzione di una diga. Quando la diga si prosciugò, negli anni 2000, tornarono alla tradizione per affrontare siccità e venti aridi. I Latdekwi Zuni, con argilla e pacciame, conservano acqua in celle quadrate di un piede, bordate da piccoli dossi. Questi sistemi permettono la coltivazione di mais, fagioli, zucche e girasoli, integrando terrazzi e canalizzazioni d’acqua. Tecniche simili si ritrovano tra Hopi, Navajo, Tarahumara, e nelle Ande, Canarie ed Egitto: culture diverse unite dal sapere dell’acqua.# Tra digiuni e freddi, scioperi e gimcane, arrivo in Himachal, |Dharamsala city, cammino pure a piedi, tra valli himalayane, Dharamsala appare, luogo in cui svernare; la cittadina in alto, detta McLeo Ganji, conifere di cedro, esperienze riposanti, yogurt con miele, e templi tra colline, aiutano entro me, viaggi della psiche: tutta uman realtà, vulnerabile appare, in cima a montagna, che domina la valle, umani come 1 fiore, che radica nel suolo, il ciel sovrasta tutto, eterno silenzioso; dopo 1 mese buono, lascio questo luogo, giungo ad |Amritsar, dei Sikh è capoluogo, Punjab valle Indo, terre cinque fiumi, granaio agrario indiano, fabbrica di fumi; city par stracolma, insegne di negozi, ma tempio di oro Sikh, lavora aiuta molti, offre pasti a tutti, letto ed acqua calda, ad ospiti che vanno, li a trovar la calma. In treno e autobus, proseguo in Rajastan, dopo giorni e notti, fino al |deserto-Thar, più donne di Jaipur, son belle coi monili, oscillano a ogni passo, magnifici orecchini: anello della Sunna, incontro in un bazar, Islam tradizionale, apre a ogni cultura, sua tolleranza pura, riscalda mi emoziona, mi sento come a casa, vijnana in me risuona. Mia anima corre, alla moschea di Ajmer, casa e mausoleo, di 1 sufi amico vero, il vento di Jodhpur, mi porta dai Rathore, clan di guerrieri, deserto Thar mi vuole: se medito sul treno, diretto a |Jaiselmèr, miraggio senza tempo, la city nel deserto, su via carovaniera, mi accoglie e rinfresca, tra mura di arenaria, antica sua fortezza; deserto in Rajastan, fuoco vento steppe, in groppa a Dromedario, sento le brezze, vita goccia di acqua, miracolo che aspiro, appare come sogno, 1 miraggio che respiro: mio spirito si unisce, ai miti del deserto, vede ed intuisce, sua natur del vento, le brezze di Novembre, portano il pensiero, a meditar su orme, sentieri del mistero; mi assale nostalgia, del + divino piano, imito il mio soma, al suo profondo fiato, mio guru |DROMEDARIO, sa calmar mia mente, efficiente mi porta, su desolate steppe: sua lenta camminata, come uman campione, suo passo è 3 dei miei, nave del deserto, paziente silenzioso, adatto ai gran spazi, con calma cerca cibo, senza disperarsi; fame sete e nervi, su steppe desolate, faccio io col vento, meditazion mirate, cerco andar letargo, come il Dromedario, cammina sul pietrisco, aggira l'ostacolo; rinasce |Sole a est, come aria |bollicina, o bicchiere acqua, graduale si alza, descrive arco in cielo, testa sovrastante, svanisce a occidente, emisfero distante: presso mezzanotte, inizia alzarsi vento, viene da sotto, poi a mezzogiorno, migra vien sin qui, calore e sole sono, rapporti sequenziali, come lampo e tuono. |Deserto puro istinto, selvaggia insistenza, Lui tira fuor da me, una via sopravvivenza, crolla ogni utopia, di civiltà cristallo, fuori propaganda, dissolve come nube; emerge gran bisogno, di viver quotidiano, trovare acqua e cibo, crudo e cucinato, |zuppa+Chapati, su fuoco di sterpaglia, un posto x la notte, tra insetti e sabbia. Melone del deserto, mio fornisce acqua, |Tè-limone e sale, diventa più importante, osservo le mie mani, e cerco le risposte, respiro vento caldo, e freddi della notte. Nei villaggi del deserto, tra clima arido-steppa, appare un orto waffle, come fanno ZUNI-HOPI, con meloni del deserto, per nutrire e dissetare, e questo viaggio meditare. I giardini |waffle-Zuni, estesi in Nuovo Mexico, Statu Uniti i.873, usati fino al 904, quan diga sul fiume Zuni, oblia l'usanza amica, nel deserto semi-arido, alta quota Zuni Pueblo, mentre anno 2000, diga resta senz'acqua, a fronteggiare siccità, clima caldo secco ventoso, e ritorna eredita. Zuni sviluppano design, di giardino circondato, da un muro di argilla o canne, mentre ordito della cialda, poteva avere anche pacciame, di ghiaia o fieno, a trattenere l'acqua, nel terreno più a lungo, e ritardare evaporazio. Sebbene vivon presso fiume, Zuni lottavano col clima, caldo e secco del deserto, con loro pratica Latdekwi, trattiene quanta più acqua, in letti rettangolari, in quadrati 1x1 piedi, due o tre celle di larghezza, a consentire accesso piedi, celle interne scavate, leggermente meno profonde, del terreno circostante, e racchiuse a dossi argilla, con cui fanno vasellame, olle e anfore per acqua. Zuni usan terrazzamenti, a portare terren fertile, e deflusso di acqua, da altipiani del deserto, fin nei loro giardini. Zuni usano ladteki, a coltivare loro milpas, mais fagioli zucca e girasoli, come altre popolazioni, che riscoprono coltivazione, a terrazze simil waffle, in Egitto Canarie e Italia, Hopi e Navajo usan terrazze, come i Tarahumara Messico, mais fagioli e zucche, o patate maca e varie, sulle Ande Sud America, terrazze alimenti base, adatta aride montagne, a conservare acqua. sadguru_ghiandolapineale.m4a
lume061-In sogno raggiungo un piccolo accampamento Hopi, cinto da mura di fango nel deserto. Dopo uno scambio di conoscenze mi dicono che, avendo cuore affine, potrei unirmi a loro. Dovrei collegare un tubo a un perno infisso nel muro, sembra simile a un wampum, un pegno di appartenenza, ma non riesco ad agganciarlo: il collegamento resta incompiuto. Comprendo allora che non sono ancora invitato alle danze sacre, forse perché ogni autentica iniziazione richiede preparazione e responsabilità. Parlando con un danzatore, questi teme che le mura non resistano ai predoni della pseudociviltà. Mi nasce allora un'intuizione: invece di dirigere la forza rituale nel rafforzare i muri, perché non rafforzare direttamente corpo e spirito, rendendo la comunità più resiliente? Il sogno richiama il recente incontro con lo Zhineng Qigong e l'interesse per le tradizioni sapienziali. Gli Hopi e gli Zuni insegnano infatti che la vera difesa nasce dall'adattamento intelligente: i loro orti Latdekwi, divisi in piccole cialde argillose, raccolgono ogni goccia di pioggia, custodiscono l'umidità e permettono a ogni famiglia di sopravvivere nel deserto. Le mura non separano soltanto, ma conservano l'acqua; analogamente la pratica spirituale non dovrebbe irrigidire le difese dell'Io, bensì nutrire dall'interno una resilienza vivente, come i semi delle erbacce che prosperano anche tra l'asfalto. Oracolo del lume: come l'acqua viene convogliata dal paesaggio alle radici delle piante, negli orti Latdekwi, così il mana (o la forza rituale) delle danze può essere trasferito dalle mura al corpo-spirito. In entrambi i casi la soluzione non consiste nell'innalzare difese sempre maggiori, ma nel dirigere una risorsa preziosa là dove genera vita.

133:lume133-Bufali e caprini, contadini e butteri, greggi e pastori: ogni creatura sa ciò che deve fare. Il bufalo, paziente e testardo, affonda le zampe nella palude, ma porta il mondo avanti. La capra sa arrampicarsi dove nessun altro osa, ma dà latte solo a chi sa aspettare. Dalla transumanza si impara che il cammino è duro, ma ricco di nutrimento: il latte, il burro, il letame, il ghee, nulla si spreca, tutto si trasforma. Il pastore conosce il passo degli animali, come il praticante impara ad ascoltare il proprio corpo. Il vero ponte non costringe le due rive a diventare uguali, ma permette loro di incontrarsi. Oracolo del pastore: Chi vive accanto agli animali vive accanto alla verità, quella che non si dice ma si fa. Come il bufalo, sii saldo ma docile, resistente ma umile. Fai della tua verità il tuo passo, del tuo corpo una promessa mantenuta. Il peso della terra si trasforma in forza quando il cuore è sincero. Barbanera dice: la fame caccia il lupo dalla tana; quando non ci sono cani, il lupo è re delle pecore.| Bufali e caprini, contadini e butteri, greggi e pastori: ogni creatura sa ciò che deve fare. Il bufalo, paziente e testardo, affonda le zampe nella palude, ma porta il mondo avanti. La capra sa arrampicarsi dove nessun altro osa, ma dà latte solo a chi sa aspettare. Ogni animale ha un sapere, ogni gesto una funzione: lentezza non è pigrizia, ma saggezza. Il pastore ascolta, il bovaro si sporca, il buttero doma col respiro. Il latte, il burro, il letame, il ghee: nulla si spreca, tutto si trasforma. # |CAPRINI sono ghiotti, del sale minerale, tenuti nel recinto, alto almeno 1 metro, + Capre men concime, e poco latte fanno, fertilità terreno, + lenta compiranno: indole animale, pastore sfrutta a specie, alle Capre dà comandi, a Pecore dà 1 capo, questi guida gregge, è kabru mudullu, se è nel gregge capre, sarà kabru sonallu; uno senza corna, castrato e ammaestrato, altro ha campanaccio, appeso sul collo, Krabu de sonallu, ha corna da virile, cani affiancan loro, fuori da ovile; se transumanza, fu antica strategia, vari andirivieni, a contrasto e sinergia, ricerca acqua ed erba, mesi di confronti, sopra terre aspre, giunge fin sui monti: 1 corpo ben temprato, affronta avversità, clima incide molto, sul cibo e quantità, pastore concia pelle, di varie pecorelle, cucite insiem a dare, un ottima mantelle, stringhe sono cuoio, lana su esterno, chiamala |Mastruca, abito inverno, usato dai pastori, lungo transumanza, flauto ed acqua cotta, pane duro in tasca. Emilia suggerisce, se spazio consente, allevare 1 |MUCCA 牛, con locale foraggio, lei fornisce Latte, Urina Letame Enzimi, aromi officinali, fiori funghi attivi: 1 ettar terra brada, 3 quintal lombrico, come letame mucca, combustibile antico, forgiato a tortine, secca a muro esterno, quan maturo cade, è pronto x fornello; 1 mucca salvaguarda, intera famiglia, dona latte e caglio, urina e letamaio, formaggi molli-e-duri, siero x pollame, prospera salute, di umani e di bestiame. Jersy affettuosa, una mucca resistente, la fatta che rilascia, rivela sua salute, sana digestione, rispecchia in escrementi, letame verde scuro, contiene + fermenti. Fieno proveniente, da aree inacidite, cattiva composizio, causa in sangue mite, se cogli di estate, foraggio x bovine, acacie + castagni, nocciolo gelso e vite. |Gauri la mucca, mangia foglie noccioli, aumenta grasso latte, aiuta digestione, con alto contenuto, di amido digesto, contrasta acidità, in stomaco contesto; abuso di erbe fresche, portano diarree, che vengono risolte, da piante officinal, calma invece tosse, infusi Timo e Altea, aggiunti a bevitoi, con la radice intera. Mucche son golose, di sal grosso marino, messo nel foraggio, a indurle al confino, si usa munger mucca, per dieci mesi anno, almen 2 volte giorno, 10 minuti fanno: 1 divertimento, se impari farlo bene, rinunci le vacanze, vedi se conviene, scaldano a vicenda, sotto freddi spinti, bovini che da se, san vivere istinti. Emilia sbatte latte, x produrre |BURRO, in bottiglione stretto, tutto rinchiuso, poi filtro da schiume, gira alto-basso, ne ricavo il ghee, 1 burro senza grasso; ingerir |LATTE vaccina, dolci e saccarina, 3 volte proteine, rispetto a latte umano, adatto a vitellini, che assorbon sua cosa, lattosio negli umani, fermenta senza posa. Kefir ottengo se, a latte fresco aggiungo, 1 grano di Kefìr, che ha lieviti congiunto, tal latte or digerito, per noi è medicina, tuberco e difterite, e febbre tifo sfida. |BUFALO 牛niu e Bovari, |Zhiniu+Zhulong, tra italici nativi, sta Uro bufalo nero, animale selvaggio, da Africa importato, da circhi romei, che mandrie catturavano; bufalo di Asia, coi ruski arriva, meraviglia apprezzato, x sua pazienza, forza e resistenza, utile in trasporti, con armi e bagagli, famiglie migrazioni. Paolo Diacon longobardo, scrive sua storia, portati in Italia, cavalli selvaggi, e bufali a gennaio, sotto regno Agilulfo, quando |Unni-Kancan, invadon dapertutto. Bufala testarda, soffre eccessi climi, che talor la uccide, ma reca latticini, il buttero x mungerla, la chiama x nome, con gemito lei viene, a fare operazione; bufalino va da madre, inizia a poppare, quando latte esce, vien fatto allontanar, poi succhia avanzato, da poppe materne, se bovaro acconsente: otto litri giorno, reca ogni animale, a mattina o sera, 1 giorno mai saltare, i maschi bufalini, macellati a 1 anno, bufale e paludi, connubio ancora fanno. Bufalo si stanzia, zone acquitrinose, sia x rinfrescare, e liberar da insetti, Tirren costa laziale, paludi spopolate, si prestan tale scopo, diviene sua casa; usan contadini, per svariati usi, pulir canali e fiumi, da sterpi rovi, dopo lor passaggio, acqua intorbidisce, i pesci vanno sopra, pescan mani fitte: mestiere di bovaro, prevede aver 2 buoi, x lavorar terreno, dei terzi a pagamento, fino anni 50, bovaro è buon compare, ambito dal bifolco, aratore di giornate; aratura di suoli, prima del granturco, svolta dai bovari, con robusto aratro, trainato da 1 coppia, di accuditi buoi, bovari fan capanna, x essi e x i bovi. |Bovaro fu prezioso, invitato in osteria, prescelto da ragazze, che cercano marito, durante Prima guerra, garzoni han privilegi, arrivan poi trattori, estingue lor mestieri; bovaro nel museo, in secondo dopoguerra, bufalara o bufalotta, i toponimi ricorda, più Bufale pontine, vanno a Maccarese, saltan staccionate, pasture buone attese. Missionar cristiani, sbarcano paludi, a convincer abitanti, del mito pontificio, carattere dei butteri, allo stato brado, in pianura |Pontina, proverbio ha ricamato: Se vu figlio tristo, uttero o seminaristo, poichè sabato sera, butter tornan paese, ripulir rifocillarsi, prendere provviste, per altra settimana, ma rompe lampadine, di lampioni strada, lor amano palude; itali |butteri capaci, abili cavallerizzi, conoscono animali, sanno dominarli: anno 890, a Roma arriva circo, di Buffalo Bill, per epica sfida, tra butteri e cow-boys, serbata a memoria, dei butteri laziali, in palude Pontina, vince Augusto Imperiali, a servizio dei Caetani, supera americani, nella doma di puledri; vinse sfida successiva, lancio delle asce, assieme maremmani, sul gruppo americani. Bufalo bill cow-boys, vinsero a pistole, Augusto a 90 anni, rivela sue storie, giovan buttarello, si muove col cavallo, tra boschi e acquitrini, e soffocante caldo. Conosce ambiente, e animali affidati, ecosistema duro, pieno di umanità, tra piogge persistenti, nei centri Lepini, uttareglio ragazzo, a 12 anni in pianura, apprende mestiere, duro del buttero, governando cavalli, muli mucche e bufalo; doveva sottostare, a regole umilianti, di butteri + grandi, come i militari, dorme e riposa, in groppa a cavalla, e per comodità, a rovescio cavalcava: si copriva con coperta, riparo da guazza, abbondante rugiada, calor del cavallo, ciò aiuta sonno, cavallo pascolava, riusciva a riposare, quattrore a nottata; corsa dei cavalli, accade ogni festa, nei centri tolfetani, e lepini pontini, come al palio Siena, tifano 1 fantino, butter che riesce, vincere corsa primo: tra urla imprecazioni, era sport di massa, a festa del patrono, di san Lidano a Sezze, il butter Fagiolino, vince tutte corse, con caldo già tremendo, solo sfida sorte. fauna_bovi-caprini.m4a
lume133-Niulang il bovaro, e Zhinu la tessitrice del cielo, nel mito cinese simboleggiano Yin-Yang, due forze separate e complementari, due amanti divisi dal Fiume Celeste, la Via Lattea di stelle, e possono incontrarsi solo una volta l’anno grazie al Ponte delle Gazze, costruito dagli uccelli del cielo. Il mito insegna che l'equilibrio nasce dalla pazienza, dall'ascolto e dalla capacità di unire ciò che sembra distante. Segui col pensiero e immaginazione, il fluire armonioso di questa bipolare energia, mentre il movimento spontaneo scioglie rigidità memorie e blocchi profondi; ciò significa fare un lavoro interiore di qigong, dove il Ponte delle Gazze diventa immagine poetica dell'unione tra due polarità e canali, l'incontro tra Du Mai e Ren Mai e il ritorno dell'attenzione verso il Dan Tian, il campo di cinabro inferiore, centro di equilibrio e nutrimento, di corpo mente e spirito. Il praticante osserva il controllore interiore, cioè quella parte interiore che reagisce automaticamente, giudica o trattiene: quando viene riconosciuta, emozioni e automatismi possono diventare scelta consapevole. Nel linguaggio simbolico di questo Lume, il risveglio della Kundalini diventa immagine di un'energia interiore che si raccoglie, sale e trasforma, un ascolto graduale della parola interna, che sale in te come fremito e brezza.

205:sogni27-lume205 REALIZZARE significa concretizzare qualcosa, seguendo le sue leggi naturali per esistere come entità autonoma. Il sognante scolpisce la sua immagine: il dono della vita può esser reso vitale se ci impegniamo a svilupparne le complete potenzialità, ma guardati dalla inflazione dell'ego, lo scopo è servire da veicolo alle energie della fonte. Tuo compito è realizzare, cioè impegnarti, in questo momento, a tradurre in realtà tutto il prezioso potenziale di cui disponi. IMG8: Il sognante viaggia nelle neve d'inverno: l'importante è arrivare piuttosto che quando si arriva; prefiggiti obiettivi degni della fonte che dovrebbe guidarti. Il vecchio ha i suoi Libri: l'essenza non è ciò che hai ottenuto, ma ciò che deve ancora essere vissuto; lascia i tuoi successi per il lavoro che ancora resta da fare. Costruiscono una Barca più grande di loro: la prova sta nel finire, non nell'iniziare; prima di assumere nuovi impegni termina i precedenti. Sarta cuce il vestito che lei stessa ha disegnato: se non proviene da te, che importanza può avere? Guarisci dalla dipendenza e realizzati facendo più cose per te stesso. La carta del Sogno vive una vita propria: una volta che le abbiamo create, non siamo più noi a possedere le nostre produzioni; cerca nuovi valori a cui dedicare le tue energie. Attestato appeso al muro: le mete realizzabili hanno più valore di qualsiasi ideale; crea strutture per portare a buon fine i tuoi impegni. Raccolto, il contadino miete il grano: efficacia significa agire sul punto di equilibrio tra realizzazione e distruzione; scegli quando è il momento buono. Sole oscurato, fumo e luna oscurano il sole: tutta la creazione è liberazione di energia trattenuta altrove; trova nuovi canali di espressione seguendo le voci e le richieste interiori. Il meglio va serbato all'ultimo.| Nel 300, il pastore etiope Khaldi scopre che le sue capre energizzate dalle bacche di caffè ne svelano le proprietà stimolanti; le raccoglie, tosta e macina, e il mufti diffonde la bevanda, poi vietata e riaperta, diffondendosi fino a Parigi, arricchita con spezie e aromi. Il Khat yemenita, foglie masticate dagli anziani e usate da guaritori africani, stimola energia, riduce fame e fatica, ma l’eccesso provoca gastrite e riduce latte; alcune infusioni fiorali ne mitigano effetti, con azione afrodisiaca sulle donne. Il cacao, coltivato dagli indigeni equatoriali, fermentato e aromatizzato, tonifica e diventa bevanda sacra in Messico; in Europa diventa cioccolata calda, apprezzata da clero, nobiltà e illuministi, ma l’edulcorazione e abuso creano problemi digestivi e metabolici. La vaniglia, orchidea rampicante del Messico orientale, esportata in Indonesia, Tahiti, Uganda e Seychelles, richiede impollinazione manuale e produce baccelli ricchi di semi, utilizzati per aromatizzare cibi e bevande. Caffè, Khat, cacao e vaniglia hanno influenzato civiltà, economia e cultura, stimolando mente e corpo, diffondendosi tramite scambi, commerci e innovazioni agricole, ma richiedono uso consapevole per evitare effetti negativi.# Un pastore di capre, etiope del 300, aveva nome Khaldi, scopre bacche energizzanti, le tosta e le macina, in acqua tien caffè, lo fa assaggiare al mufti, che ovunque lo esportò; altro arabo pastore, passa dalla |Mecca, mastica suo Khat, uscito col suo gregge, errando qua di là, arriva a 1 verde prato, e inizia riposar; cinto era quel prato, da piante di Caffè, che avevan frutto secco, già caduto a terra, ne mangiano le capre, adescate da suo odor, belando nella notte, poi svegliano pastor: lui corre dalle capre, e confuta malìa, passa intera notte, a cercare anomalia, in alba torna al prato, del giorno prima, e scorge innanzi a sè, le fave del caffè, osserva attentamente, dove capra volse, vide frante e morse, a terra ne raccolse, x diagnosi ne porta, a oracolo di Arabia, il vecchio luminare, ride pare sappia; datti pace figlio, male cessa presto, gregge ne esce sano, frutto hanno digesto, acre infuso kaffa, fà vegliare ognuno, pur io sovente studio, a notte la uso; selvatico caffè, su altopiani |Kaffa, diffonde da Etiopia, arriva fino Egitto, Sultano va fermarlo, a suono di decreti, chiude i negozi, ai bevitori pone veti. Botteghe distrutte, picchiati avventori, ammesso dal Corano, decretano i dottori, Solimano il grande, lo libera a Bisanzio, ne fà commercio grasso, popolo fa sazio; e preti maomettani, lamentano moschee, vanno spopolando, e i bar fan le maree, Mufti ora di turno, ripone 1 anathema, chiude + caffè, con la bevanda nera: venne nuovo Mufti, e riapre solenne, radunan nei caffè, politici e balzelle, governo approfitta, mette bella tassa, fissa pure il prezzo, di minima tazza; arrivato a Parigi, ambasciator sultano, lancia nuova moda, caffè gusto amaro, tra elogi e censure, diffondono i caffè, sopra della legge, è costume e piacer: filtro o infusione, ebollizio decozione, goccia panna latte, ne fà concentrazione, aggiunti nel deserto, aromi e cardamomo, zenzero orac spice, vaniglia latte cocco; caffeina nelle rane, agisce qual veleno, supera stricnina, considera davvero, se dose a uomo scende, influenza civiltà, accelera il pensiero, e mito progresso và; frenesia bacca kaffa, porta nervosismo, sensibile a tal punto, pesanti agitazioni, isterismi nervi fuori, ricorda Mandeville, ogni abuso è monopolio, di pochi uman ladroni; se riduci assunzione, isterismo scende, lo stomaco riposa, e autostima ascende, caffè tollerato, in climi secchi asciutti, assieme cioccolatte, riduce effetti brutti; a volte in climi molli, tazzina tollerata, poichè ossidazione, là vien rallentata, adatto agli obesi, i flosci e i mangiatori, appena per i vecchi, e i bimbi lascia fuori. |KHAT o catha edulis, pianta yemenita, dei popoli malgasci, Africa ci invita, arbusto alto che, coltivano le foglie, masticano anziani, stimola germoglie: pur donne e bambini, svago villaggio, ricreano clima, sociale guadagno, Khat inebriante, sopprime stimol fame, calma fatica, e sogno riesce dare; eccesso dà gastrite, stomaco acidifica, diminuzione latte, infuso fiori invita, 1 ricostituente, allegro disinibente, concentra e chiarisce, psiche distende: se muscoli aiuta, e regola libìdo, afrodisiaco donna, eccita utero, ma inibisce uomo, calma passione, cura la Malaria, e intestino disordine. Mastican khat, Maasai contro fame, allentano stanchezza, i loro guaritori, preparano decotto, di radici corteccia, contro malari stipsi, fatica e influenza. |CACAO albero alto, fino a sette metri, abita ideale, gli equator sentieri, indigeni da sempre, coltivano cacao, usano in bevanda, e monete passamano: 10 semi a coniglio, 12 a un eteria, nacque tale pianta, narra 1 leggenda, da sangue principessa, che molto soffrì, Re Montezuma usava, ber 40 tazze al dì. Semi di cacao, fermentati con banana, polver essiccata, aggiunta con + spezie, semi fermentati, danno tè bollente, al popolo di aztechi, dona Dio serpente: in Messico accade, non poter stare senza, colpito chi è privato, da forme dipendenza, aiuta tutto il giorno, senza mangiar altro, in feste cerimonie, adatto senzaltro. Mexica ne consuma, fresco e macinato, con polpa di banana, o succo mescolato, mangiato a fine pasto, come tonificante, gustato lentamente, è farmaco eccitante: quan bevi cioccolato, piace giova assai, adatto nei malati, in bevanda calda, spagnoli torinesi, caffe-latte cioccolato, bevono a mattino, con spezie mescolato. |Cioccolata calda, è cibo e bevanda, divina Broma che, clero pur domanda, servita nelle chiesa, durante le messe, nel 700, a dame e buon signori: pure Napoleone, vorace impressionante, ammira tale pianta, amara ed eccitante, ne beve ogni qualvolta, deve ritemprarsi, assieme illuministi, al fine ristorarsi; mercanti olandesi, presto fanno ricchi, barattan schiavi neri, contro semi amari, sviluppano consumi, Europa loro empori, diffondon piantagioni, e creano monopoli: ecco chi produce, chi gusta chi guadagna, molti produttori, rifiutan quel di fabbrica, spesso mescolato, con zuccher raffinato, che sali e vitamine, sottrae diprima mano. Cioccolato edulcorato, evito ai bambini, affatica digestione, fegato pur colon, grasso ipercalore, dà obesa stitichezza, infarto con diabete, a seguito insistenza; lavora con umore, alcaloide teobromina, ha tracce di endorfina, perfin serotonina, nutre corroborante, tubercolosi spinti, libera il pensiero, da noie e da conflitti. |VANIGLIA planifolia, liana delle Hawaii, orchidea rampicante, origina in foreste, del Messico orientale, suo nome da vainilla, latin vagina guaina, baccello sottobosco, flessibile su pianta: a Bourbon 1 africano, libera + schiavi, dà nome alla pianta, lo copiano i spagnoli, cinesi di Yunnan, olandesi indonesiani, inglesi in Uganda, africani malgasci; se umidi alisei, spingono ad oriente, da isole Papua, a Tonga e Seychelles, in Kerala e Tahiti, migliori del mondo, a mano impollinati, dai nativi del posto. Vaniglia in Indonesia, sale a 10 metri, moltiplica a talea, nelle piantagioni, gambo foglie verdi, han succo trasparente, irritante sulla pelle, prurito persistente; presso attacco foglie, ci son radici aeree, che appendono la pianta, a tronco sostegno, i fiori fan bouquet, bianchi o giallini, in gruppi di 8, orchidea a insetti amici: sua fecondazione, in regioni messicane, richiede ape Melipona, per fecondare ovario, che muta in baccello, lungo e pendente, con migliaia semi, esplosi in ambiente. 
lume205-Imparare in itinere significa entrare in situazioni concrete, dove mente e corpo lavorano insieme, come due gambe durante il cammino. Una è la teoria: costruisce idee, modelli, linguaggi e ipotesi. L'altra è la pratica: agisce, sperimenta e verifica nella realtà. La conoscenza cresce nel loro continuo alternarsi, mettendo in dialogo logica e intuizione, riflessione ed esperienza. Dewey, Piaget e Papert hanno mostrato, in modi diversi, che la conoscenza si costruisce dentro situazioni concrete e significative. Con Papert, il linguaggio Logo e la sua Tartaruga rendono visibile il pensiero mentre si apprende: nasce così la matetica, l'arte di imparare a imparare. Il sapere diventa allora un sistema che si autoregola attraverso il feedback: si agisce, si osserva ciò che accade, si corregge e si riprova. L'apprendimento non procede in linea retta, ma per tentativi, errori e aggiustamenti. Lévi-Strauss ha descritto il pensiero come bricolage: costruiamo con gli elementi che abbiamo, combinandoli e collegando domini diversi. La conoscenza cresce per connessioni. Anche fiabe, storie, libere associazioni, yoga e qigong possono diventare strumenti di questo apprendimento incarnato: non separano il sapere dall'esperienza, ma permettono di osservare, provare, correggere e integrare. Se manca la teoria, l'azione rischia di essere cieca; se manca la pratica, la teoria resta astratta. Imparare significa farle camminare insieme. Questo Lume appare quando hai bisogno di smettere di aspettare di sapere tutto prima di cominciare. Inizia, osserva, correggi, riprova. La conoscenza non è soltanto ciò che sai: è ciò che sai trasformare in esperienza. Barbanera dice: 27 dicembre, loda il mare ma resta a terra.

276:ijing27.䷚-lume276-Nutrimento/mandibole (頤 yí): sotto la Montagna il tuona il movimento del nutrire. La bocca riceve cibo e lascia uscire parole: per questo il nobile pesa ciò che dice e sceglie con cura ciò che mangia e beve. Nutrire non significa semplicemente riempire, significa riconoscere ciò che sostiene e ciò che impoverisce. Anche un'opinione può essere alimento, anche una parola può nutrire o avvelenare. Perseverare significa osservare la propria bocca: che cosa cerchi quando hai fame? Che cosa lasci entrare nel corpo, nella mente, nelle relazioni? E che cosa offri agli altri, ogni giorno? Il mais porta qui una lezione concreta: una pianta può nutrire molte persone, ma il nutrimento dipende anche dal modo in cui viene preparata, combinata, condivisa e trasformata. La Rappasciona raccoglie mais, grano e legumi nella stessa pentola: nutrire è anche fare posto alla relazione. Barbanera dice: Pan di sudore ha grande sapore. Forse la carta chiede non solo che cosa desideri mangiare, ma quale nutrimento vuoi diventare. Che cosa ti alimenta? In che cosa ti trasformerai accettando questo nutrimento?| Granturco (Zea mays) è seme antico, coltivato in Americhe ed Eurasia, con varietà locali e nomi diversi: mais, frumentone, meliga. Milpa e rotazioni alimentano uomini e animali, ogni seme produce centinaia di chicchi, nutrendo comunità e cicli agricoli. Nixtamalizzazione con cenere o calce aumenta vitamine, aminoacidi e niacina, prevenendo pellagra e malnutrizione. In Italia, il consumo di polenta senza trattamento causò malattie, mostrando l'importanza di conoscere e curare le ricette di provenienza del cibo. Il mais depaupera terreni, ma cresce in spazi isolati, ama sole e pioggia regolare, si adatta a suoli diversi. Spiga femminile porta pannocchia, pennacchio maschile in cima: varietà rosse, bianche o gialle garantiscono raccolti diversificati. Ricette tradizionali: palline, focacce, macco di farina e legumi, Rappasciona lucana. Mais dolce o amaro, raccolto a maturità, conserva nutrienti se cotto con cura, evitando sale precoce. Semina scalare da maggio a luglio permette raccolto graduale e abbondante. Il granturco è memoria dei popoli, mito e alimento, simbolo di resilienza e adattamento.# |GRANTURCO Granodindia, in Grande Tartaria, americhe ed eurasia, Zea MAYS 禾 rinomata, marzuglio in Sicilia, coltiva 4 varietà, seme giallo tondo lungo, a zappa o quatrilà. Mahis lingua taino, in isole Caraibi, italiano frumentone, o grano siciliano, meliga e pollanca, miglio sorgo via mare, Mais giramondo, narra leggen dei Pawnee: donne Aymara di Perù, appreser da Sachamama, coltivare e macinare, mais nei loro Chacra, sbucciato e asciugato, assieme a chenopodi, |santaRosa-Veracruz, |Madre-mais americana, ripone bimbo sul campo, seminato Mais dolce, diviene poi Milpa, e permette fare figli, Milpa vera vita, di nativi americani, cura pure animali, mangimi nutritivi: 1 seme mais rende, seicento chicchi al sole, se inizi mezzo Aprile, a seminare Mais, termini a fine Maggio, semina scalare, 1 a 1 nei solchi, scerbati e rincalzati. Ruota anno in anno, esaurisce la mistura, va piano alla raccolta, affretta la cottura, prima di arrostirlo, a bagno latte un poco, almen dieci minuti, + tenero e + buono, tu evita dar sale, che tosto l'ha indurito, raccolto nella sera, Mais più zuccherino. Sciacqua e schiaccia chicchi, macina ed impasta, in poc'acqua fai palline, dischi 3 millime, focacce poi cotte, su piastra due minute, aggiungi il sale che, calde croste chiude. Cibo base dei mexica, in valle Tehuacan, anche nel Perù, vivon Zea ecotipi, dai colori infiniti. |Nixtamal nahuatl nextli, è cenere calce, posta in mais bollita, x nixtamalizzare, procedimento che fermenta, Mais in Pozol, 3 parti acqua e 1 calce, cuociono indios. Calce varia a dose, secon durezza grani, riposa 1 notte, seme mais gonfia e sveste, granella decolora, pallida diventa, lavata e mangiata, seccata o fermentata: nella pasta nixtamal, or entran vitamine, aminoacidi pregiati, triptofano e sali, triptofano nel corpo, diventa la niacina, |Pellagra-Preventing, + tale vitamina. In Italia mancò, dieta senza nextli, abuso polenta mais, pellagra fece invita, farina di granturco, consumata in polenta, insipida e scondita, e senza vitamina. Contadi Veneto/Friuli, 2 chil polenta al di, farin granturco bollita, perde sua PP, mancando compensazio, alla lunga presenta, diarrea e pellagra, fin demenza depressa: mancato assorbimento, niacina-triptofano, assieme ad alcolismo, e dolor sociale dato, porta male di 3 D, dermati diarrea demenza, tra le povere classi, private di sapienza; ultimo stadio morte, quattro cinque anni, ricover manicomio, molti braccianti maschi, malattia poi sparisce, x terapia alimentare, pellagra fu curata, con aci nicotin-amide: chiamata PP, Pellagra Preventing dose, forniva nicotinamide, polenta + niacina, presente in Sorgo e Mais, assorbite da intestini ruminanti, umani han bisogno, trattamento con alcali; pellagroso in ospedal, mangia e riceve sali, seguirono poi leggi, vieta mais palude, inacidito cibo insano, ed elogia vecchie varietà, granella secca bollita, con basico supporto, calce o cenere legna, rompe buccia mais cotto. Nelle Milpe messicane, |Teosinte tollerato, Euclaena mexicana, spontaneo genitore, antenato di granoturco, selvatico signore. Mais depaupera terreno, idem patata pomodoro, ma bene diverge, nuovi ambienti coltivazio, campo mais isolato, ha suo genetico spazio, spiga detta pannocchia, è femme infiorescenza, maschile è stocco in cima, pennacchio sul fusto, Mais buono con orzo, e Macco farina fave. Seme Rosso pianta alta, spighe tardi caccia, ama terre creta, teme Acheta gryllotalpa, Zeppa Gialla è copiosa, pianta cresce bassa, colte spighe a soleggiare, battono all'aja: granoturco seme rosso, purpureo subrotundo, pianta cara al volgo, nella Terra di Lavoro, Mais bianco di palude, alta pianta spighe su, adatto per farina, e piadina a grano plus. Coltura vuol sole, pioggia estiva profitto, in Lucania terra vanga, da Dicembre a Marzo, semina e alza solchi, quan pianta ha 5 foglie, prima che stelo alzi, rincalza a terre smosse. Triveneto mais giallo, o mais chicco bianco, in Langhe si sviluppa, Ottofile varietà, Pignoletto Canavose, ha chicchi spinosi, e mais della Carnia, ha ibridi colori. |Rappasciona della sierra, ricetta lucana, salata la prima, dolce la Rappasciola, entrambe grano e mais, con aggiunta di legumi, minestra preparata, il 31 Dicembre, consumata il giorno dopo, dopo assaggio San Silvestro, che lascia le sue orme: pignatta grano e miele, cuoce lenta nel camino, mattin seguente grano cotto, con piccola impronta, piedi dei santi, sul grano di pignatta, buon augurio reca, felicità e ricchezza in casa, mangiata a colazione. 
lume276-Martin parla del granturco, Zea mays, detto frumentone: un seme arrivato dalle Americhe, capace di adattarsi a climi e terre, fino a diventare alimento di molte civiltà. Ogni pianta nasce da un chicco e può generare una spiga ricca di semi: abbondanza, continuità, moltiplicazione della vita. In Mesoamerica il mais è sacro: nella milpa cresce con fagioli e zucche, in un equilibrio di scambi e sostegni. È alimento, medicina, cultura; poi viaggio, incontro, trasformazione. In Messico il mais viene trattato con la nixtamalizzazione, cottura in acqua alcalina, con calce o cenere, che rende più disponibile la niacina, vitamina PP, la cui carenza può provocare pellagra. La pianta cresce alta, chiede sole e acqua e affida alla terra le sue spighe, laterali e feconde. Martin canta il mais come memoria di popoli, viaggi e scambi: focacce, polente, piatti, bevande di chicha. In Lucania diventa anche Rappasciona, dove mais, grano e legumi si raccolgono nella stessa pentola. È una pianta migrante, capace di entrare in identità diverse: in Italia fu alimento di sopravvivenza, ma una dieta povera e troppo basata sul mais poteva aprire la strada alla pellagra. Martin soffia tra le pannocchie: ascoltare e comunicare sono due movimenti della stessa bocca. Ciò che mangiamo è relazione fra terra, corpo e sogni. Questo Lume del mais ti invita a nutrire ciò che sogni e, a dare ai tuoi sogni la dignità di una fame vera.



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