|foto eurafrica Saturno visita Roma e incontra Giano, poi Fauno e sua figlia Maja a cui insegna i rituali, per celebrare arrivo primavera. Fauno è protettore dei campi, con Maja simbolo di rinascita, aiutano abitanti dei paesi, dei monti Lepini, a superare paure invernali, come l'arrivo dei lupi: nella festa di Ascensione, i falò vengono accesi per illuminare la speranza e celebrare la nuova stagione. Pastori e i contadini, invocano Fauno e Maja, per avere buoni raccolti e protezione, dagli animali predatori, svolgono danze e canti, che esprimono la gioia, per l'arrivo Primavera, mentre mimano la lotta, tra questa e il freddo inverno; alla fine cerimonia, il lupo è chiamato a render conto, dei suoi attacchi e poi esortato, a ritirarsi senza danni, infine avvien macellazione, di una scrofa in sacrificio, offerta a Maja a rinnovare, il ciclo delle stagioni. Il culto Fauno e Maja, si diffonde in tutto il Lazio, è viene accolto dai cristiani.# |Saturno andato a Roma, ospite di Giano, lasciò in terra |Pontina, |Fauno e Maja figlia, Fauno insegna rito, di fuochi di Ascensione, detti pure faùne, con sua figlia Maja, aiuta superar paure, di lupi e freddo inverno, e accoglier Primavera. |Ascensione Cristo, 40 giorni dopo Pasqua, e dopo altri 10, accade Pentecoste. Fauno avea calzari, e fu protettore campi, sua figlia a Maggio appare, lunga tunica bianca, e capelli a trecce oro, con vaso fiori e frutti. Mattia racconta storia, di Fauno e di Saturno, ai Falò di Bassiano, sui monti Lepini, la sera di Ascensione, si accendono i falò, a illuminar speranza, nei cuori degli umani. Abitanti del paese, in gran parte son pastori, qualcuno è contadino, soddisfa agraria bisogni, invocando Fauno e Maja, ad aver più agnelli sani, a vincer vari lupi, protegger maialini, e la grandine sui campi: terrore più grande, era lupo e freddo inverno, sera |Calendimaggio, su spiazzo del villaggio, fan catasta legna, e portan scrofa gravida, i piccoli a cantare, danzare a girotondo: Primavera vien donando, la dea Maja sta arrivando, pioggia e vento andate via, venga il sole nelle vigne, su per pascoli e nei campi, rivestitevi di gioia, e cantate viva Maja! Largo largo largo, il dio Fauno sta arrivando, viene viene viene, e gli affanni se ne vanno, i dolori dello inverno, la tristezza della pioggia, la malinconia del vento, via via venga il sole, con gioie e con gli amori. Calata la notte, anziano accende il fuoco, con brace sua capanna, adulti divide in gruppi, di uomini e donne, per recitan la lotta, tra inverno e primavera, due squadre a ramo lungo, nudo e spoglio il primo, con fronde e fiori l'altro; si aprono allo scontro. Recita il gruppo maschile, resta Inverno nevoso! esuberante e minaccioso, mentre il gruppo femminile, canta e danza bello, affrettati Primavera! La lotta resta incerta, ma infine donna arretra, inverno incalza forte, primavera oltre capanne, ecco Inverno ha vinto, e resterà con noi, frenetici danzando, maschi infine stanchi, cadono accasciando, lasciando incustodito, ramo tronco inverno. Su orme del silenzio, Primavera in punta piedi, decide avvicinarsi, le donne prendon palo, lo gettano nel fuoco, mentre altre fan bracciali, di vimini agli ometti, li svegliano gridando: Inverno è finito, Primavera è venuta, inverno è andato via, gloria a Maja e lode a Fauno! Così pur gli sconfitti, invitati a rallegrarsi, riprendono le danze, fino al cuore notte, per rito di catarsi, che paur di lupo scaccia, dal villaggio e greggi, e riporta la speranza. Con preghiera trepidante, a favore degli dei, si evoca presenza, della bestia più feroce, a venire al tribunale, parla anziano araldo: in nome del dio Fauno, Lupo ti ordino venire, a sottoporti a giustizia, per i danni che hai commesso, in inverno a greggi e umani; corre brivido ai presenti, poiché lupo sceglie uno, a esporre sue ragioni, così carponi avanza, gira attorno al fuoco, e a luce delle braci, suo corpo appar coperto, grigi peli un pò rossicci, come manto di animale: voi mi avete chiamato, sono qui per mia difesa, io divenni vostro nemico, quando voi tagliaste i boschi, da cacciatori foste altro, e noi perdemmo selvaggina, accettammo allor la lotta, favoriti da inverno, con voi uomini e arnesi. Lupo sappi che contrasti, volontà dei gran khan, fu Saturno a insegnar noi, a pascolare e coltivare, costruendo tal villaggi, poi a Fauno ci affidò, per protegger dai tuoi attacchi, tu alleato a oscurità, uccidi greggi mentre dormiamo, togli astuzia da tue colpe, e in nome Fauno ti ordiniamo, di lasciare boschi villaggio, arretrare oltre montagne, vai in foreste sterminate, dove abbonda selvaggina, sotto freddo e piogge, sei stato nostra rovina, ora basta perché Maja, arriva col bel tempo, e con gioia Primavera, va via lupo con tuoi simili, sennò in falò finirai! Disorientato dal giudizio, il lupo striscia piano indietro, scomparendo oltre capanne, per la gioia della gente, che ora danza fino ad alba. Infine anziano fa tacere, per il rito della scrofa, che condotta nel macello, le sue grida diffondeva, presso il fuoco braccia forti, tengon ferme testa e zampe, mentre uomo più capace, cerca vena giugulare, con affilato selce compie, pochi istanti movimenti, convulse urla soffocate, poi la vittima moriva, quindi appesa a rami quercia, son divisi suoi prosciutti, già famosi di Bassiano, ma interiora anziano prende, e le getta al fuoco omaggio, per Maja calendimaggio, che Primavera porta, brucia viscer scrofa pregna, a rinnovar ciclo stagione, e la fedelta lepina, a dio Fauno e figlia Maja, a continuar la protezione, rito giunge a conclusione, e tutti lasciano sereni, tornar loro occupazioni. Culto a Fauno e Maja, si diffuse in tutto Lazio, poi con Roma espande, con i Salii sacerdoti, ne arricchirono cerimonie, fino a nuova religione, con decreto imperatore, Costantino abroga evolve, reca buon rivelazione, e gli abitanti di Bassiano, fanno patti integrazione, Fauno e Maja assieme a Cristo, nella festa di Ascensione, quaranta giorni dopo Pasqua, celebrar falò memoria, nel racconto degli anziani, lotta Inverno e Primavera, inter percorso della Storia, dove miti e fantasia, son riuniti per la gloria, del passaggio degli Dei, orme e tracce nella pietra, nei palazzi muratori, o conchiglie sopra i monti; ogni anno a |Bassiano, accendon fuochi Primavera, per la festa della gioia, e della vita che rinnova, testimoni son gli ulivi, fuochi faune o di Ascensione, poco importa il loro nome, rischiarano le notti, per chiamar bella stagione.
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quidf gemello 150
lume150-Luca raggiunse Bassiano, sui monti Lepini del Lazio, la sera dei fuochi di Ascensione. Restò in disparte vicino a un vecchio ulivo, osservando gli abitanti radunarsi attorno a grandi falò. Un anziano narrò che Saturno aveva affidato a Fauno e a sua figlia Maja, il compito di proteggere campi, greggi e villaggi, insegnando come attraversare la paura dell'inverno per accogliere la primavera. Uomini e donne formarono due schiere: una impersonava l'Inverno con rami secchi, l'altra la Primavera con fiori e fronde verdi. Danzarono, cantarono e mimarono il lungo conflitto tra gelo e rinascita. Quando il ramo dell'Inverno fu gettato nel fuoco, tutti gridarono: Viva Maja, viva Fauno! Poi comparve il Lupo, chiamato simbolicamente a rispondere dei danni arrecati alle greggi. Raccontò che gli uomini avevano abbattuto i boschi e ridotto la selvaggina. Il villaggio ascoltò, quindi lo invitò a tornare oltre le montagne, perché la nuova stagione apparteneva ormai alla pace. Luca comprese che il rito non voleva distruggere il nemico, ma trasformare la paura in dialogo e speranza. Le danze ripresero fino all'alba, mentre il fuoco illuminava i volti e il vento portava il profumo della primavera. Ogni inverno, disse l'anziano, ha bisogno di essere attraversato, non soltanto combattuto.|
oracolo 150
lume150-Le feste di Fauno e Maja accompagnano il passaggio dall'inverno alla primavera. I falò, le danze, il giudizio simbolico del lupo e la rinascita della vegetazione costituiscono una tecnologia culturale di regolazione della paura collettiva e di rafforzamento della comunità. Fauno è la forza selvatica della natura, addomesticata dall'alleanza con gli umani; Maja incarna la fertilità, la crescita e il ritorno della vita. Strutture analoghe compaiono nelle feste europee di Calendimaggio e della Befana, nei culti mediterranei di Pan, Fauno e Dioniso, dove musica, trance e movimento trasformano il disordine in rinnovamento sociale. In India la coppia cosmica Shiva e Shakti esprime un principio simile attraverso la danza del Tandava, nella quale distruzione e creazione costituiscono un unico processo vitale. Anche i rituali del Num Tchai del Kalahari, il Tarantismo dell'Italia meridionale e altre tradizioni estatiche mostrano la stessa logica antropologica: usare ritmo, fuoco, corpo e partecipazione collettiva per attraversare crisi, paura e cambiamento. Pur assumendo forme differenti, questi sistemi condividono una funzione universale: trasformare l'energia emotiva in equilibrio tra individuo, comunità e ambiente, rinnovando ciclicamente il patto tra esseri umani e natura.
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